Il giovane politico dal cervello veloce

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Maurizio Sciamanna, dirigente teramano del Pd, lancia un programma in cinque idee per lo sviluppo (presente e futuro) della città

Maurizio SciamannaTERAMO – Cinque articoli (o post come va di moda nell'era dei social network e della blogosfera). Cinque idee per 'la città che io vorrei'. Ma il loro autore non è né un utopista alla ricerca della città ideale, né un critico musicale alle prese con la prima produzione di Ivan Graziani. La citazione della canzone del compianto artista, però, non è affatto casuale: come lui, il nostro autore è a Teramo che pensa.

Maurizio Sciamanna è un giovane dirigente del Partito Democratico, alla guida del circolo Teramo Est, impegnato in politica contro l'antipolitica. Lo fa con la forza delle idee (merce sempre più rara nel panorama attuale), veicolate nel modo più semplice ed efficace che ci sia: sul suo blog. CerebroleSto, un nome un programma. Perché far viaggiare il cervello è l'unico antidoto a chi vuole i cittadini assuefatti e demotivati.

Nella serie di cinque articoli pubblicati sul tuo blog delinei lo sviluppo di Teramo come te lo immagini nei prossimi anni. Il primo tema è quello della cittadinanza digitale.

“Bisogna estendere la possibilità di accesso alla rete internet in tutti i luoghi pubblici, come succede in altre città grandi e piccole. Penso, ad esempio, al parco fluviale, alla villa comunale, a piazza Martiri. È un servizio che bisogna garantire ai residenti e agli studenti universitari, oltre ad un incentivo per far vivere di più gli spazi pubblici. L'accesso ai servizi on line dell'amministrazione, inoltre, favorisce la partecipazione attiva e la trasparenza. Devo dire che qualcosa si sta muovendo con il nuovo sito del Comune”.

Il secondo tema è un nervo scoperto di Teramo: la mobilità. Come poter intervenire?

“E' un ambito in cui l'amministrazione può agire immediatamente. Bisogna ridisegnare il trasporto pubblico con uno studio complesso che, se effettuato, porterebbe ad abbandonare l'attuale connessione a raggiera (da piazza Garibaldi verso tutte le direzioni), per un collegamento diverso tra i nuovi quartieri. Passando ai progetti per il futuro, diventa centrale il ruolo della ferrovia come metropolitana di superficie, anche solo per favorire la mobilità tra Teramo e San Nicolò. Ogni intervento, però, non può prescindere dalla chiusura totale del centro alle auto. Finora ci sono state molte resistenze a questa idea, più che altro per una questione di mentalità, ma nessuno ha fatto un reale calcolo dei possibili vantaggi per i commercianti. Il centro, a Teramo, è un quartiere come un altro, non ha particolari peculiarità, viene vissuto soprattutto dai residenti che cercano di anteporre le loro esigenze. Questo spiega anche perché non si è mai creato un circuito vero di locali notturni, utili per incentivare la vita universitaria, come avvenuto in altre città. Senza contare che Teramo non ha mai amato gli studenti e non li ha considerati una risorsa. Inoltre, è importante prevedere adeguati percorsi ciclabili per incentivare maggiormente l'uso della bicicletta”.

Terzo punto: la cultura. Un'esigenza molto sentita dai teramani, un problema, quando non un peso, per l'amministrazione.

“In questo ambito la necessità più grande è quella del teatro. Una nuova struttura pensata non solo per gli spettacoli lirici o di prosa attuali, ma anche concerti e grandi allestimenti. La cultura a Teramo deve muoversi in collaborazione con le associazioni, con gli enti lirici, con chi opera quotidianamente nel settore. L'amministrazione deve puntare a potenziare le attività delle associazioni garantendo spazi adeguati e semplificazione burocratica. Inoltre, bisogna iniziare a ragionare in termini di cultura diffusa, spostando l'asse, anche in questo caso, dal centro alle periferie: tutti gli eventi hanno una loro dignità, se calati nel giusto contesto, rispettando le caratteristiche dei luoghi”.

Nel quarto tema che hai affrontato, le politiche sociali, torna un concetto comune nelle tue riflessioni: la partecipazione.

“Attraverso la democrazia partecipativa si giunge all'obiettivo della trasparenza amministrativa. Tutti i cittadini devono poter partecipare alle scelte e le politiche sociali devono tendere alla massima accessibilità nella vita pubblica. Con attenzione maggiore a chi sta peggio”.

Infine, dedichi il tuo ultimo articolo all'urbanistica. Argomento delicato...

“Si sente spesso parlare di sviluppo a 'consumo zero'. Questo è possibile solo se si recuperano i contenitori vuoti presenti in città e se si applicano trasformazioni innovative. Penso alla Gammarana, che potrebbe diventare un quartiere laboratorio per la sua posizione e per le tante possibilità di riqualificazione, come avviene in molte città del mondo. Ecosostenibilità, autosufficienza energetica, mobilità studiata ad hoc sulla carta prima di fare le scelte, sono i principi da seguire. La cura del verde sembra passare per l'affidamento del lungofiume ai privati: più che alle associazioni penserei alle cooperative sociali, anche perché grandi guadagni non se ne prevedono e si eviterebbe il rischio privatizzazione. Altro grande tema attuale è quello del polo scolastico: sono favorevole al modello del campus, ma non nel luogo previsto, cioè vicino al Tordino”.ù

Quindi non sei pregiudizialmente contrario al project financing?

“E' l'unico strumento finanziario praticabile, insieme ai fondi europei. Il project financing, se ben normato e condiviso, può funzionare, sempre tenendo presente che non esiste un privato che fa beneficenza. Prendiamo i contenitori vuoti, ad esempio, che sono un peso per l'amministrazione: si può pensare di cederli, facendo attenzione a cosa otteniamo in cambio. In questo caso, più che in altri, è fondamentale la condivisione con la cittadinanza che va lasciata esprimere il proprio giudizio. La preclusione ideologica, in ogni caso, è sbagliata”.

Tirando le somme delle tue proposte, che sviluppo immagini per Teramo? Qual è la sua vocazione?

“Dobbiamo fare una scelta: vogliamo una città compatta o diffusa? Chiusa nel centro o allargata verso le periferie? Obiettivo principale, in ogni caso, è quello di migliorare la vivibilità. Per quanto riguarda il ruolo di Teramo, dobbiamo capire che non siamo un centro turistico, ma una cerniera tra mare e monti. Allora puntiamo sui servizi: creiamo un distretto ad alta tecnologia con una efficiente rete a banda larga, diventiamo un centro d'eccellenza nella produzione di servizi avanzati. Solo così possiamo essere veramente la città leader del territorio, altrimenti rimarremo solo una città di provincia del sud”.

Il tuo è un vero e proprio programma politico, alla faccia di chi sostiene che i giovani non hanno voglia di impegnarsi...

“Più che un programma è una proposta di discussione: non è una soluzione definitiva, ma una base di partenza per discutere, sia dentro che fuori del partito. Con il 'Laboratorio del programma per Teramo' stiamo cercando di far partecipare i cittadini che, oltre ai problemi immediati, sono anche capaci di una visione di lungo periodo. Dobbiamo andare dai comitati di quartiere, dagli ordini professionali, dai semplici cittadini e chiedere: voi vorreste un quartiere e una città fatti così?”.

Ma com'è stata accolta la tua proposta nel Pd?

“C'è gente che apprezza le mie idee, altri che non sono del tutto d'accordo. La cosa importante è che io ho scritto una sintesi di un'ampia discussione fatta con amici e dirigenti come Ilaria De Sanctis e Stafano Alessiani. Spero che all'interno del partito vengano raccolti questi spunti, e anche nel 'Laboratorio'. Da questo punto di vista, credo che per le prossime amministrative si debba formare una coalizione programmatica sulla base di punti qualificanti come la trasparenza e l'onestà. Poi possiamo pensare di aprirci ad altre forze, ma non a chi risulta troppo compromesso con quanto fatto finora”.

Alessandro Di Emidio
(01/06/2012)





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