Cronaca

San Nicolò, inaugurato il “non-monumento” alla memoria

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Il ricordo commosso di Mario Narcisi ha accompagnato la consegna dell’opera donata da Marco Di Giovanni alla sua comunità

SAN NICOLO’ A TORDINO (TERAMO) – Sabato pomeriggio. Piazza Progresso è gremita. Bambini, famiglie e semplici curiosi si aggirano con fare indagatore attorno ad una sorta di colonna, un po’ storta, stretta al vertice e coperta da un velo che attende di essere rimosso. Sono tutti lì, in attesa che venga inaugurata un’opera, importante, dedicata alla memoria collettiva di una comunità che ancora piange la prematura scomparsa, avvenuta un anno fa, di un grande personaggio della frazione teramana: Mario Narcisi.

Un simbolo collettivo, dunque, un punto di riferimento per chi “non vuole dimenticare” la solidarietà e l’empatia umana di Mario, il “guerriero”, anima dell’associazione Social Cuba che insieme ad altre realtà associative del territorio ha fortemente voluto che Piazza Progresso godesse della presenza di un’opera prestigiosa, fuori dal comune, che fosse il simbolo della memoria collettiva di San Nicolò.

Intanto la Piazza continua a riempirsi. Le autorità intervengono, una dopo l’altra, ricordando l’importanza della frazione e nel contempo il sorriso, la forza e la generosità del grande Mario. Il sindaco Maurizio Brucchi, forse volendo stemperare qualche polemica, ricorda la vicinanza dell’amministrazione teramana alla frazione, snocciolando dati e investimenti fatti: “Abbiamo già stanziato 500 mila euro per la viabilità di San Nicolò e stiamo procedendo alla riqualificazione della scuola Carlo Febbo”. Ma il cuore dei sannicolesi è rivolto a Mario e alla collettività di cui il “guerriero” è un degno rappresentante. E allora ecco il ricordo commosso degli amici. Natalina de Iuliis legge “Il sogno di Mario”, celebrando l’amore dell’amico scomparso e lo sforzo fatto per poter donare ai giovani studenti di Pinar del Rio (Cuba) quell’aula multimediale che ancora manca.

Nel frattempo, dietro la “colonna coperta”, si aggira l’autore dell’opera: Marco Di Giovanni (leggi l’intervista). Emozionato, nonostante esponga abitualmente nelle più prestigiose gallerie europee, Marco attende anche lui che la sua creatura venga liberata. Quando avviene, la piazza si libera in un fragoroso applauso. L’opera di Marco appare a tutti nella sua imponenza, nel suo impatto scultoreo. Un’opera che l’artista ha scelto di donare al suo paese natale, pur sapendo che avrebbe fatto storcere il naso a più di una persona. Il non-monumento, come lo chiamerà Marco, è infatti un esempio d’arte contemporanea. Una forma espressiva spesso difficile da capire; ma niente paura, ci pensa Marco ad introdurre la sua creatura. Una volta preso il microfono, l’artista sannicolese inizia un discorso bellissimo e pieno d’ironia. Spiega il senso della sua creatura e parla di “memoria della terra”, della ruggine che ricorda le acque che in tempi remotissimi coprivano la montagna teramana. Spiega che quel tubo, archetipo del canale di comunicazione, può essere qualsiasi cosa: una colonna, la ciminiera di una nave gigante interrata, un tubo appunto, ma non un monumento. La sua opera non vuole occupare la piazza, non vuole essere solo contemplata; e allora invita tutti ad interagire con essa, con le lenti poste sul quel tronco di cono dai tanti colori per vedere una nuova ed originale realtà. Una realtà capovolta, sconosciuta, che dalla memoria collettiva muove verso un futuro, forse migliore, che aspetta solo di essere realizzato.

LEGGI L’INTERVISTA REALIZZATA A MARCO DI GIOVANNI

William Ricci
(26/09/2011)





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