tiziano ferro tour 2019-2020

Tiziano Ferro Tour 2019-2020: date a Roma, Milano, Torino e Napoli, indiscrezioni su stadi e palazzetti

shoah

L’Orfeo e la Shoah nell’arte di Paolo di Giosia

TERAMO – Tre eventi da non perdere, tre occasioni per ammirare l’arte fotografica e la potenza espressiva di Paolo di Giosia. Il primo appuntamento è per venerdì 19 ottobre, quando sarà inaugurata la collettiva ‘Dentro di te cosa tua’, ispirata all’Orfeo rivisitato da Cesare Pavese.

La mostra, organizzata nell’ambito della manifestazione Teramater, avrà sede negli spazi espositivi di Torre Bruciata, a Teramo, e sarà visitabile fino al 28 ottobre dalle 18 alle 21. Le opere interpretano il mito di Orfeo riletto dai fotografi del collettivo Massagrigia, nato attorno all’uso esclusivo del bianco e nero e della tecnica di stampa in camera oscura su carta baritata.

Sempre venerdì 19, alle 20.30, di Giosia sarà protagonista anche del premio cinematografico Gianni Di Venanzo. Nella serata dedicata ai corti, al Teatro Comunale, verrà proiettato il suo lavoro ‘Salmo’,realizzato e ispirato al campo di concentramento nazista di Birkenau, in collaborazione con Vito Bianchini.

Sabato 20 ottobre, invece, gli scatti e i video di Paolo di Giosia contribuiranno alla mostra sulla Shoah allestita presso il chiostro del Convento di Santa Maria dei Lumi, a Civitella del Tronto, dal titolo ‘La sacertà della vita’. Si tratta di un appuntamento che rientra nell’ambito del corso di Storia e didattica della Shoah organizzato dalla facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università di Teramo. Il corso è uno dei cinque organizzati dalla Rete Universitaria per il Giorno della Memoria, con il patrocinio del MIUR e dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.

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Arte e musica a Bellante con il ‘Wunder festival’

Dall’11 al 14 ottobre, mostre, concerti e performance live in centro storico e nei locali di palazzo De Laurentiis

BELLANTE – Arte, musica e installazioni: è il ‘Wunder Festival tra caos e meraviglia’ in programma dall’11 al 14 ottobre nel centro storico e in alcuni palazzi gentilizi di Bellante.

Creato da Nicola De Dominicis in collaborazione con l’associazione ‘Bellante in’, il festival unisce vari linguaggi dell’arte attraverso mostre, video installazioni, performance teatrali, concerti, dj set, shop artistico e tanto altro. L’inaugurazione della rassegna ci sarà giovedì 11, dalle 19, con l’apertura delle mostre d’arte. Venerdì sera, alle 22, in anteprima nazionale il gruppo Jano Quartet presenterà l’album “Distante” all’interno del palazzo De Laurentiis (prenotazione consigliata). A seguire, sempre nel palazzo, il Dj Set 5MeO.

Sabato 13 alle 21.30 nell’edificio storico si terrà la performance teatrale ‘Replay’ della Compagnia 7-8 Chili (la performance è stata selezionata anche all’ultima Biennale di Venezia). Subito dopo, spazio al Party Dj Set (Dj Aliquid-Mac Geyser-Dj Kurtz). Il Wunder Festival si concluderà domenica 14: alle 17 è in programma il ‘Wunder Visioni’ con Mirko Aretini che, in collaborazione con i Sigur Ròs presenterà il docu-film ‘Iceartland’. Interverrà Riccardo Lisi, direttore dello spazio d’arte ‘La Rada’ di Lugano. Durante le serate saranno allestiti anche stand gastronomici con piatti tipici. La manifestazione si svolgerà anche in caso di pioggia. L’ingresso è libero.

arte

Otto giorni di ‘Ripattoni in Arte’

La rassegna aprirà i battenti alle 19 con l’inaugurazione della mostra d’arte sacra ‘Uno sguardo verso l’alto’ allestita nella chiesa parrocchiale di San Giustino. Alle 20.30, la prima giornata proseguirà con la presentazione del libro di Roberto Michilli ‘La più bella del reame’ (Galaad Edizioni), alla presenza dell’autore, e alle 21.30 con il concerto di violino e chitarra a cura di Maria Vittoria Di Donato e Massimo Di Gaetano.

Lunedì 30 ancora musica alle 21.30 con il duet pianoforte e chitarra di Aldo Laurenzi & Martin Diaz. Martedì 31 si tornerà di nuovo a parlare d’arte: dalle 9 alle 17 il centro storico ospiterà il concorso di pittura ‘Premio Sorgentone’. Mercoledì 1° agosto doppio appuntamento, sempre alle 21.30, con Marco Biondi e la sua psichedelic guitar nell’area concerti Cortile delle Suore, e con Loris Pizii ‘In the new world tour’ nell’area concerti stand Pro Loco.

Il 2 agosto invece sarà la volta del duo Laurenzi & Diaz (ore 21.30), mentre venerdì 3 agosto l’appuntamento è alle 21 con ‘Musica dipinta’, un’estemporanea di pittura dal vivo a suon di musica. Alle 21.30 in programma l’Interamnia Ensemble quartet. Sabato 4 agosto la letteratura tornerà protagonista con la presentazione, alle 20.30 in largo degli Alberetti, del libro di Nicola Catenaro ‘Il diavolo all’incrocio’ (Galaad Edizioni), alla presenza dell’autore. Seguirà il pianobar di Aldo Laurenzi. Chiuderà la rassegna, domenica 5 agosto alle 21.30, il concerto ‘Madre Tierra’, musica bossa nova del duo Daniele Ferretti & Martin Diaz.

Sabato 4 e domenica 5 agosto, inoltre, a partire dalle 21 si darà spazio alla fantasia dei bambini con l’animazione a cura dell’associazione Tric-Trac di Montorio al Vomano e con la festa-spettacolo a base di gag, musica e truccabimbi ‘La Pagliaccia Babbuccia’.

Tutte le sere infine, dalle 19 in poi, si potranno gustare arrosticini e altre specialità gastronomiche nell’area stand della pro loco di Ripattoni, mentre in largo degli Alberetti verranno realizzati fantasiosi drink e cocktails.

Durante tutto il periodo della rassegna, i vicoli del borgo antico faranno infine da cornice naturale alla rassegna d’arte contemporanea, fra pittura, scultura e artigianato artistico. Tanti gli artisti che esporranno per la pittura: Gabriele Adamoli, Giovanni Calzetta, Annamaria Cardamone, Mara Carusi, Florentina Curelar, Alberto De Flavis, Claudio Di Gennaio, Fabienne Di Girolamo, Sergio Di Mattia, Amalia Di Sante, Giuseppina Di Saverio, M.Antonietta Di Saverio, Luigi Maria Feriozzi, Anna Maria Magno, Ibrahim Mahjoub, Vanda Mandolese, Sandro Melarangelo, Lucio Monaco, Fred Nardecchia, Tullio Nardi, Monika Walter Noga, Marco Pace, Pina Palmarini, Antonia Paolizzi, Maria Petrelli, Gemma Proietto, Alberto Santori, Miriam Scarpone, Nicola Sorgentone, Viviana Tiberi, Natalya Volkova e Miriam Zippi. Le sculture saranno di Gianluca Di Giovannantonio e Tonino Macrì, mentre le composizioni saranno a cura di Margherita Diodati.

‘Ripattoni in Arte’ è organizzata dalla pro loco di Ripattoni in collaborazione con l’associazione artistica culturale ‘BellantArte’, il Comune di Bellante e il Consorzio BIM Vomano-Tordino.

teramo capitale cultura classica

Teramo diventa capitale della cultura classica

TERAMO – Per il potente ministro di re Ferdinando IV di Borbone, John Acton, Teramo nel Settecento era “l’Atene del regno”. Una vocazione per la cultura classica che oggi viene confermata dalla scelta del capoluogo aprutino come sede della nona edizione del Certamen Sallustianum.

Centro nevralgico e polo di riferimento per i circa 120 studentiprovenienti da tutta Italia (ma anche da Tunisi e Atene, quella greca) non potrà che essere il Liceo Classico ‘Melchiorre Delfico’. Sarà nelle prestigiose aule di una delle più antiche scuole teramane, infatti, che si svolgeranno le prove che ruotano attorno all’opera di Sallustio, storico di origini aquilane che ha legato il suo nome ad alcuni dei testi fondamentali della cultura classica.

Gli studenti partecipanti si divideranno in due sezioni: la prima prevede una gara di versione dal latino e relativa interpretazione critico-filologica di un brano tratto dalle opere di Sallustio (riservata agli alunni delle classi seconde e terze del Liceo Classico e delle classi quarte e quinte del Liceo Scientifico, Linguistico, delle Scienze Umane); la seconda consiste nella stesura di un saggio breve su un argomento storico-letterario, relativo alle opere di Sallustio, riservata solo agli alunni delle ultime tre classi dei licei italiani all’estero, dei licei dei Paesi del Mediterraneo, dei licei internazionali e dello Scientifico-tecnologico italiano. Le prove, della durata di sei ore, si svolgeranno il 28 aprile, con inizio alle 8.30, presso il Liceo Classico di Teramo. I vincitori, decretati da una commissione giudicatrice, riceveranno diplomi e premi in denaro, e saranno proclamati nel corso della cerimonia in programma lunedì 30 aprile. Inoltre, i vincitori conquisteranno la possibilità di prendere parte alle Olimpiadi della cultura classica, in programma a Venezia alla fine di maggio.

“Credo molto nella cultura classica perché tiene vivi i valori della persona”, ha commentato la preside del ‘Delfico’, Loredana Di Giampaolo, presentando la manifestazione. Un impegno, quello dell’istituto, che non si esaurisce con il supporto logistico. Infatti, gli alunni del liceo della Comunicazione (indirizzo specifico del Classico) metteranno in scena una tragedia di Euripide, “Le Troiane”, che verrà rappresentata sabato 28 aprile, alle 21, presso la Sala polifunzionale della Provincia.

Il Certamen Sallustianum si inserisce nella Settimana della cultura classica, che prevede diversi altri appuntamenti collaterali. Venerdì 27 aprile, giorno di arrivo delle delegazioni scolastiche a Teramo, gli studenti e i docenti verranno accompagnati a visitare le mostre in atto nei musei cittadini e, nel pomeriggio, è in programma una passeggiata sulla Via Sacra, con l’archeologo Vincenzo Torrieri e il recital di poesie d’amore degli studenti del Classico. Il giorno successivo, mentre i ragazzi saranno impegnati nelle prove del Certamen, gli accompagnatori parteciperanno al convegno di studio ‘Le grandi vie delle civiltà: popoli in cammino’, presso il Museo archeologico ‘Savini’. Lunedì 30 sarà il giorno delle premiazioni cui seguirà, nell’aula magna del Convitto, la cena ‘Tra cibi e sapori antichi: il percorso delle golosità’, momento per apprezzare anche le specialità gastronomiche locali. La chiusura della Settimana della cultura classica è prevista giovedì 3 maggio, con un incontro finale che tirerà le somme dell’esperienza vissuta.

Ad organizzare il Certamen è il Centro Studi Sallustiani di Sassa, in provincia de L’Aquila, nato circa vent’anni fa. “Ci siamo posti un interrogativo – ha dichiarato la vice presidente Elda Fainella – se rimanere nelle torri d’avorio e fare ricerca, o divulgare i risultati delle nostre ricerche al grande pubblico, anche quello estraneo alla cultura classica. Abbiamo scelto la seconda strada, e il tema scelto quest’anno vuol fungere anche da stimolo per una riflessione sui legami culturali tra l’Italia e i Paesi del Mediterraneo, che ci sono sempre stati insieme alle migrazioni dei popoli. Spostamenti di genti – ha concluso – che fin dall’antichità hanno rappresentato anche un fatto positivo”.

aura giro del mondo

Aura, quando la musica fa il giro del mondo

I progetti, i sogni e le ambizioni della band teramana nelle parole del bassista, Matteo De Virgiliis.

TERAMO – Emirati Arabi, Ungheria, Germania, Svizzera. Mezzo mondo a cavallo dei loro strumenti, mossi da passione e professionalità. Loro sono gli Aura, band teramana che, dal cuore hard rock made in Usa, suggestione potente che ne benedì la formazione nel ’92, è oggi portabandiera della musica italiana all’estero.

Non solo. I sei musicisti (Matteo De Virgiliis al basso, Marco Di Blasio e Francesca Lago alla voce, Emanuele Perilli alla chitarra solista, Igor Piccioni alla batteria e Gianmarco Renzi alla chitarra ritmica e tastiera) oggi vantano ben tre repertori. Tre “scalette” diverse e originali, per soddisfare ogni gusto. Perché la musica è la musica, tanta, bella e ricercata, ma il pubblico c’è e vuole divertirsi.

Tempo fa sulle pagine de L’altra Parola scrivemmo di loro, di un loro concerto in quel di Zurigo. Uno spettacolo “complesso” dove le unicità territoriali, i prodotti enogastronomici della nostra regione s’abbracciavano ai colori delle hit sempreverdi italiane. Un’esplosione per i sensi tale, che la curiosità è stata troppa. Allora incontro il loro bassista, Matteo De Virgiliis. Birra e coca cola e la chiacchierata prende forma.

“Abbiamo tre diversi repertori – racconta -: Note italiane che rappresenta una summa della canzone italiana, da Gino Paoli e Lucio Dalla, che portiamo in giro per il mondo con la collaborazione delle ambasciate e degli istituti di cultura italiani locali; poi c’è il tributo ai Beatles al quale teniamo moltissimo e che ci ha permesso di duettare con una certa Sarah Jane Morris; infine il nostro repertorio classico di cover rock e pop dove, dalle sonorità raffinate dei Tears For Fears (Woman in chain), arriviamo fino al revival-dance anni settanta. Un genere, quest’ultimo, caratterizzato da arrangiamenti storici, bellissimi”.

Non di sole cover, però, vivono gli Aura. La band ha già all’attivo tre cd: il primo, omonimo, del ’98 dove la competenza dei sei (tutti praticamente professionisti, e una buona metà anche insegnanti) sprigiona del buon sano rock italiano; un Promo 2001, “più elettronico”; e l’ultimo, Electric Cafe, del 2008.

Iniziamo con il tributo ai Beatles. Una summa delle migliori canzoni dei quattro di Liverpool, “che proponiamo nelle scuole intervallando la musica con racconti sui fab four, ‘lezioni’ sul periodo storico e sulla storia degli strumenti. È uno spettacolo che piace tantissimo ai bambini, tutti sempre entusiasti, che abbiamo portato anche in Puglia”. Musica, progettualità e la cultura come veicolo didattico, ma anche un volano per incontri d’eccezione. “Suonando i Beatles siamo riusciti anche duettare con Sarah Jane Morris, il 30 ottobre scorso allo Sheraton di Bari. Con noi c’era un quartetto d’archi”. Gli Aura non sono nuovi nel mix tra le eterne melodie dei fab four e le suggestioni degli strumenti classici. “Già in precedenza avevamo suonato lo stesso repertorio con un’orchestra della Val Vibrata, la Aco Orchestra diretta dal maestro Luisella Chiarini, a Tortoreto. Peccato non essere riusciti a portare lo stesso spettacolo a Teramo”.

E il live più bello? Matteo prende il cellulare e mi fa vedere una foto. L’immagine, scattata da dietro la batteria, mostra il palco affacciato su un pubblico enorme. “Qui eravamo a Bari – racconta -, era una serata di Capodanno e con noi c’erano anche Checco Zalone e Alex Britti. 30 mila persone, tutte lì a sentire anche la nostra musica. È stato un bel momento” . Tremarella? “Beh – risponde – all’inizio l’emozione è tanta, ma poi parte la musica e tutto fila liscio”.

Con Sarah Jane MorrisSuonare in giro per il mondo, calcare palchi di tutto rispetto, partecipare a diverse trasmissioni, duettare con personaggi famosi (all’attivo anche un’esibizione con la talet scout di Lady Gaga, Wendy Starland). È solo fortuna o c’è altro? “La fortuna è importante – dice – ma è anche vero che premia gli audaci. Noi proponiamo sempre tanti progetti e dalla nostra abbiamo la professionalità, il prendere tutto sul serio cercando di suonare sempre al massimo e bene”. Il segreto, però, è muoversi. “Certo la nostra realtà può essere difficile, e ci piacerebbe che tutte le reatà locali fossero più ricettive, ma anche chi fa cultura ha le sue responsabilità. Ma le differenze tra noi e l’estero – aggiunge – sono comunque grandi. Il 16 marzo – spiega – suoneremo a Berlino. In Germania, e non solo, c’è una cultura diversa: è normale assistere ad un concerto il pomeriggio, ed è normale abbinare ad un’esibizione musicale una mostra o una degustazione di vini. C’è un diverso approccio alla musica, più ‘complesso’, ma in grado di diventare anche un volano economico. La cultura, dobbiamo capirlo, porta indotto. Pensiamo al Puglia sound – spiega ancora -, la manifestazione che ci ha visto insieme a Sarah Jane Morris. Lì hanno venduto tantissimi biglietti ad un prezzo non proprio economico; eppure qui non si riesce a realizzare niente di simile. E i progetti ci sono”.

Non è ancora detta l’ultima parola, però, e intanto, tra un viaggio in Germania e uno in Ungheria, gli Aura fanno capolino anche qui in provincia. “Il 31 marzo suoneremo al Meat di Mosciano Sant’Angelo, mentre il 6 aprile saremo a Teramo, da Empatia”. Buona musica, professionalità e tanto divertimento. Noi ci saremo, e voi?

enrico melozzi sanremo

Enrico Melozzi a Sanremo

Il musicista teramano dirigerà Noemi al Festival della canzone italiana che partirà il 14 febbraio.

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arte con sega chiodi e martello

L’arte fatta con sega, chiodi e martello

GIULIANOVA – Dentro il Torrione di Palazzo Re a Giulianova c’è un menhir. Chi l’ha visto ha avuto modo di conoscerne la forza espressiva; ha sperimentato l’immobilismo corporeo della contemplazione; si è immerso in una sconosciuta frattura dello spazio-tempo. Chi l’ha visto ha ammirato, riflettuto, forse pregato. Chi l’ha visto non se l’aspettava. Un monolite originale, spiazzante, che molti vorrebbero rivedere.

Fortunati loro, quindi, perché dalla prossima settimana sarà di nuovo possibile. L’opera rimarrà aperta al pubblico per altri sei giorni, dal 13 al 15 e dal 20 al 22 gennaio. Nel frattempo, per comprenderne meglio il significato e la genesi, abbiamo incontrato gli autori.

Cinque artisti, Giustino Di Gregorio, Claudio Pilotti, Fabio Perletta, Manuela Cappucci e Gabriele Esposito, uniti in un percorso complesso e multidisciplinare che il caso o il destino ha fatto si che conducesse alla realizzazione del progetto MEN-HIR (Higher Interconnection Research).

 

Si replica. Ve l’aspettavate? Com’è stata l’affluenza?

“Onestamente non ci aspettavamo una replica: in  realtà  la genesi dell’opera è stata talmente rapida che non ci ha lasciato molto tempo per crearci delle aspettative. Abbiamo soltanto cercato di ascoltare il luogo e di ascoltarci reciprocamente. L’affluenza è stata buona ma soprattutto ci ha colpito l’attenzione di chi è entrato nella torre: abbiamo visto le persone entrare ed uscire soltanto dopo parecchio tempo e con delle interpretazioni che colpivano davvero nel segno”.

 

Prima di parlare dell’opera, raccontateci come vi siete incontrati

“Giustino e Claudio avevano già lavorato insieme in diversi progetti così come Manuela e Fabio. In realtà dobbiamo ringraziare due ‘creatori di link’: il circolo culturale ‘Il Nome della Rosa’ di Giulianova che è un luogo ricco di iniziative e aperto a nuove proposte culturali ed artistiche e gli ‘ArchitettiSenzaTetto’, un gruppo di creativi pescaresi che con la loro generosa e disinteressata attenzione a ciò che si muove nel sottobosco delle città e delle province d’Abruzzo (e non solo), attraverso  le  loro ‘interviste itineranti’, hanno permesso ai membri del gruppo ci riconoscersi e di trovarsi intorno a questo progetto”.

 

Perché il menhir? A chi è venuto in mente?

“Già dai primi incontri, è nata la consapevolezza della grande opportunità che avevamo di lavorare in un contesto estremamente suggestivo, quasi magico, come il torrione rinascimentale custodito all’interno di Palazzo Re, nella Giulianova storica. Abbiamo cercato di valorizzare al meglio lo spazio circolare e la cupola pensando l’ambiente come un microcosmo e permettendo ai visitatori di muoversi intorno ad una sorta di asse multimediale, accompagnati dai suoni di Fabio. Ci piaceva  l’idea di creare un ambiente in cui lo sguardo dei visitatori potesse soffermarsi sulla pittura di Manuela per poi alzare lo sguardo e lasciarsi catturare dalle proiezioni di Giustino e Claudio e viceversa, nel rispetto dei tempi e dei modi che appartengono ad ognuno. Il menhir poi comunica un senso di mistero che si perde nella notte dei tempi: ci sono molte interpretazioni sul significato di queste pietre conficcate nel terreno”.

 

La vostra opera è decisamente complessa: è un monolite, ma è composto, arricchito da simbologie moderne e antiche. Ci date qualche elemento interpretativo?

“Questa è decisamente una domanda difficile, più che altro perché tutti noi siamo legati ad un linguaggio sia estetico che concettuale e siamo convinti che l’equilibrio o anche la disarmonia voluta siano di per sé comunicativi, un po’ come se l’arte potesse  parlare una propria  lingua  che ognuno decodifica a suo modo.. e, ascoltando il feedback dei visitatori, è un po’ quello che è accaduto e che ci ha spinto a prolungare l’esperienza oltre il tempo previsto. Per quanto riguarda gli elementi interpretativi possiamo soltanto rimandare alla genesi dell’opera: abbiamo cercato di lavorare sulle antitesi materiale/virtuale, passato/futuro, terra/cielo e la presenza spigolosa dell’uomo all’interno di una armonica rotondità cosmica, e forse anche su altre che in questo momento ci sfuggono…”

 

Come l’avete costruita?

“Sega, chiodi e martello! La parte strutturale proprio così e, ci teniamo a dirlo, tutto da soli, da veri artisti-artigiani. Le competenze di Claudio e di Gabriele, che è architetto, sono state preziose in questa fase come nella progettazione dello spazio. Tutto è stato costruito all’interno della torre anche perché il corridoio di ingresso è davvero stretto e non permetteva l’ingresso neanche di semi-lavorati. Non vi diciamo lo sguardo stupito (e un po’ preoccupato) del padrone di casa quando ci ha visto entrare con la sega circolare e i listelli di legno…ma, per fortuna, si è fidato”.

 

Il Torrione di Palazzo Re è una scenografia davvero suggestiva. Come l’avete scelta?

“Un po’ per caso: una sera d’estate, il signor Luigi Re ci ha invitato a visitare la sua casa e quando siamo entrati nella torre ci si è aperto uno scenario di incredibile suggestione dovuta anche all’ effetto sorpresa perchè è un tesoro rinascimentale  custodito in un involucro ottocentesco e nessuno se lo aspetta. Abbiamo subito avvertito la magia del posto  e il desiderio di lavorare al suo interno con il rispetto dovuto al luogo e ai padroni di casa che lo custodiscono restituendolo alla collettività anche attraverso progetti di questo tipo”.

 

State preparando qualcos’altro?

“E’ troppo presto per pensare ad altro: sentiamo tutti di aver dato il meglio di noi stessi in questo lavoro comune ed è stato notato da molti come Menhir sembri nato da una sola mente. E’ un risultato davvero gratificante, soprattutto considerato che alcuni di noi, pur stimandosi, si sono conosciuti artisticamente e umanamente proprio lavorando al Menhir. D’altro canto la libertà è alla base dell’autenticità dell’arte e costituire ‘ufficialmente’ un gruppo fa paura a tutti noi… forse è anche per questo che ci siamo scelti”.

we are the planet

We are the Planet! sbarca a Teramo

TERAMO – Domani, 14 dicembre alle ore 9.30 nell’aula tesi della facoltà di Scienze della comunicazione a Teramo, si terrà l’inaugurazione del Centro didattico sperimentale: un’iniziativa inserita nel più ampio progetto comunitario We are the Planet!, ideato ed elaborato da Solstizio in collaborazione con ProgettoMondo MLAL, co-finanziato dalla Commissione europea e promosso dall’Amministrazione provinciale di Teramo.

Il Centro sarà coordinato da Solstizio con l’impiego della propria rete, estesa in diverse aree del pianeta, che coinvolge musicisti, artisti, ricercatori, associazioni e Ong con diramazioni a New York, Londra e aree sub-sahariane (Benin, Mali,Burkina Faso).

I primi laboratori ad essere attivati – primavera 2012 – saranno Ecoslogong e Earhbeats. Il primo, ideato da Maria Crispal, nasce dall’idea di dare la possibilità a ogni alunno coinvolto di creare un logo/slogan sul tema del progetto e testimoniarlo attraverso la realizzazione di una t-shirt e un video promozionale. Earthbeats, invece, emerge da un’idea di Emidio Sciannella ampliata con l’aiuto dell’artista Julia Kent e si basa sulla raccolta di suoni spontanei creati da bambini coinvolti in progetti con tematiche specifiche (guerre, emigrazioni, problemi idrici, ambiente) che vengono rielaborati da musicisti e trasformati in assemblaggi originali, destinati ad essere immessi nei circuiti di mercato, commerciali o underground.

Nel secondo anno prenderà quindi il via Architecture of Intelligence, meta-progetto dell’artista Giuseppe Stampone supervisionato da Derrick De Kerckhove e sarà il punto di raccordo di tutte le esperienze del progetto, che confluiranno nella produzione di originali manufatti artistici, realizzati con differenti modalità e forme, utilizzando video, foto e materiali di riciclo che l’artista trasformarà in opere d’arte. Architecture of Intelligence si concluderà con installazioni permanenti nelle piazze pubbliche, collegate in streaming, di Avila (Spagna), Nova Gorica (Slovenia), Strovolos (Cipro), Teramo (italia) e Benin.

I materiali dei tre laboratori una volta commercializzati tramite aste di beneficenza consentiranno il sostegno a progetti sostenibili nei paesi dell’area sub-sahariana dove opera l’ONG ProgettoMondo Mlal. Un’altra azione, connessa con il Centro, riguarda la creazione, nelle aree protette dei Paesi partner, dei cosiddetti Musei dei Bambini, attraverso installazioni artistiche temporanee allo scopo di rendere visibili i materiali realizzati dagli alunni nei laboratori.

genocidio

Il grande male: storia di un genocidio scomparso

GIULIANOVA – Secondo molti storici, il primo genocidio del ‘900 è avvenuto durante la grande guerra, tra il 1915 e il 1916. Oltre un milione e mezzo di armeni, mandati a morire, come scrisse qualcuno, “di tutte le morti possibili”. Uno sterminio che anticipò, per forma e gravità, quello degli ebrei e sul quale lo stesso Adolf Hitler, al fine di confortare alcuni ufficiali ancora turbati dai suoi folli progetti, ebbe profeticamente a dire: “Chi si ricorda oggi del genocidio degli Armeni?”.

Una storia dimenticata, per certi versi, ma non troppo. Una storia che, in realtà, riesce ancora oggi a far breccia nei cuori di coloro che non si arrendono al grande male e che magari, come è successo sabato scorso, scelgono di trascorrere la loro serata assistendo alla presentazione della graphic novel, Medz Yeghern (il grande male), di Paolo Cossi. Un giovane e talentuoso fumettista friulano, premiato con il Condorcet Aron dal parlamento della comunità francese del Belgio, e ospite per l’occasione del circolo virtuoso, Il Nome della Rosa a Giulianova.

FUMETTO – Il lavoro di Cossi ripercorre lo sterminio del popolo armeno attraverso l’uso intelligente di diverse fonti storiche. L’idea è quella di riportare fatti e contesti assolutamente veritieri e documentabili, costruendo, però, un filo rosso romanzatoche attraversa e tiene insieme l’intera narrazione storica. “Il mio – dice – è un tratto caricaturale, simbolico, che vuole evitare il dettaglio splatter, invitando il lettore a non cedere a distrazioni artistiche e a rimanere concentrato sulla storia raccontata. In fondo – continua –, dai murales americani, fino a Yellow Kid, il fumetto non è altro che l’effetto di una tradizione fatta di immagini volte a dare informazioni, a veicolare messaggi”.

Quindi passa a raccontare la genesi del suo lavoro sul genocidio degli Armeni. “All’inizio non sapevo nulla; è stato un mio amico che fa ricerche sul monte Ararat ad introdurmi sull’argomento, poi ho avuto la fortuna di conoscere l’autrice de La masseria delle Allodole, Antonia Arslan, che mi ha dato tanti libri e tanta documentazione da leggere. In realtà – spiega – la parte più difficile e lunga, non è quella esecutiva, del disegno, ma quella della documentazione, che nel mio caso tende a durare fin quando l’editore non alza la cornetta del telefono e ti ricorda che c’è un libro da finire…”.

PERFORMANCE – Quella che prende vita durante la presentazione dell’opera di Cossi, non è il classico profluvio di parole altisonanti, ma una reale dimostrazione del talento del friulano che, aiutato dalle note desertiche ed esotiche prodotte dalla chitarra di Danilo di Nicola, si cimenta nel disegno dal vivo di sette tavole che illustrano momenti particolari della sua opera grafica, Medz Yeghern. Dalla mano di Cossi, che scorre sicura sul grande foglio bianco, prendono forma i fucili dei turchi, il deserto assassino, l’ineluttabile destino degli armeni, così come i volti e nomi degli aguzzini, ma anche dei giusti, di quel soldato tedesco, Armin Wegner, che da solo, scattando foto e custodendo le prove, riuscì a mantenere vivo il ricordo di un genocidio che si voleva dimenticato.

Ancora oggi lo sterminio armeno rappresenta un fatto storico scomodo, e anche piuttosto rischioso da raccontare. “Per questo lavoro – racconta Cossu -, ho ricevuto un plico di 14 pagine di minacce scritte in fogli A4, in triplice copia: uno per me, uno per l’editore svizzero e uno, per l’editore italiano”. La qual cosa non scoraggia Paolo che anzi la prende con ironia ricordando la grammatica scostante ed incerta di quelle frasi minatorie, “scritte probabilmente con Google traduttore”.

Ricordiamo che sul sito del circolo, Il Nome della Rosa, è disponibile il programma della stagione 2011/2012. Vi segnaliamo, nel frattempo, l’incontro di venerdì prossimo con il prete anti-camorra di Scampia, Don Aniello Manganiello, ospite del circolo in seno al Premio Borsellino. Durante l’incontro verrà presentato il libro “Gesù è più forte della camorra”.