funghi velenosi

Funghi velenosi, informazioni ufficiali tardive

L’associazione Robin Hood denuncia la nota a fine stagione del Ministero della Salute e una trasmissione di Sky con “metodi medievali”.

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bicicletta adriatica

La costa in bici: un corridoio verde interrotto

MARTINSICURO – Passato il gran caldo estivo, settembre ed ottobre sono mesi ideali per andare in giro in bicicletta, alla scoperta del nostro territorio, senza fretta ritrovando la spensieratezza di quando, bambini, trovavamo nelle due ruote un mezzo magico, che apriva nuovi mondi aiutando la fantasia a concretizzare sogni e desideri.

In Provincia di Teramo l’itinerario principale da percorrere nei week end preatunnali e autunnali è, senza dubbio, il “corridoio verde adriatico”, percorso che costeggia il mare da nord a sud, parzialmente dotato di piste ciclabili protette, pianeggiante e vicinissimo alla ferrovia, tanto da permettere, ai più pigri, un facile ritorno alla base utilizzando la formula bici+treno.

Partiamo da Martinsicuro, ai confini con le Marche. Qui iniziano subito le prime note dolenti: il collegamento ciclabile tra le due Regioni, a scavalco del fiume Tronto, ufficialmente esisterebbe, visto che il nuovo ponte carrabile sulla SS16 è stato realizzato (e molto pubblicizzato) con una corsia ciclabile sul lato est ed una pedonale sul lato ovest. Peccato che il tutto sia solo virtuale, visto che tale corsia non è collegata con percorsi ciclopedonali nè sul lato marchigiano, nè su quello abruzzese, per cui un ciclista, per raggiungere il ponte, deve avventurarsi tra svincoli e strade trafficatissime, con non poco pericolo per l’incolumità fisica. Tra l’altro il percorso ciclabile non è neppure segnalato come tale, per cui un eventuale ciclista che riuscisse ad arrivare incolume da quelle parti non capirebbe neppure dove poter passare.

Superato questo primo scoglio ci dirigiamo, costeggiando il Tronto, verso il lungomare di Martinsicuro. Anche qui non esiste una pista ciclabile, ma ci si può arrangiare, con bici adatte, passando sopra l’argine del fiume; argine che, adeguatamente sistemato, potrebbe diventare una comoda strada per ciclisti, magari circondata da un parco fluviale. Arrivati al molo di Martinsicuro, finalmente, troviamo un percorso protetto. Non una vera e propria pista ciclabile ma un percorso misto, per ciclisti e pedoni, affiancato da una sorta di sentiero che, con un idonea sistemazione, potrebbe evitare il doppio utilizzo del marciapiede esistente. Giunti a Villa Rosa finalmente troviamo una vera pista ciclabile, ricavata dal restringimento della carreggiata del lungomare (reso a senso unico). Si pedala veloci fino alla fine del Comune di Martinsicuro, quando ritroviamo il marciapiede ad uso promiscuo.

Poche centinaia di metri ed ecco il primo ponte in legno, realizzato dalla Provincia, che scavalca il Vibrata portandoci ad Alba Adriatica. La foce del Vibrata è anche un’oasi naturalistica, e qualche minuto di pausa per osservare numerose specie di uccelli in un ambiente fluviale di rara bellezza è d’obbligo. Non a caso la Provincia ha un progetto di parco fluviale con postazioni di bird watching e, superato il ponticello, in territorio di Alba Adriatica, la pista si biforca seguendo il fiume per un tratto, in direzione ovest, di circa 1 km. Rimandiamo l’esplorazione del percorso fluviale (magari a quando sarà portato a termine il progetto di parco fluviale) e continuiamo verso sud su una delle più belle piste ciclabili della Provincia. Realizzata circa 40 anni fa, ampia e ben distinta dai percorsi pedonali, la pista albense ci porta velocemente verso Tortoreto dove, dopo aver superato un restringimento di carreggiata, ci immettiamo sull’altrettanto comoda pista ciclabile tortoreta, non seconda a quella della cittadina confinante per bellezza e piacevolezza del percorso.

Arrivati al confine con Giulianova superiamo un altro ponte in legno, sul fiume Salinello, sempre realizzato dalla Provincia (come tutti gli attraversamenti fluviali ciclopedonali che incontreremo sul nostro percorso), per trovarci all’interno di una bella pineta che costeggia i campeggi della zona nord giuliese. Anche la foce del Salinello si presterebbe ad un bel parco fluviale, con un percorso ciclabile che risalga il corso del fiume fino a ricongiungersi con i Comuni dell’interno, come S.Omero e S.Egidio alla Vibrata, che hanno realizzato analoghi percorsi all’interno del proprio territorio. Ed è con questo pensiero che affrontiamo la pista giuliese, di un bel colore giallo, che ci fa attraversare la pineta e ci porta sul lungomare, dove il percorso cambia tipologia essendo ubicato sul marciapiede, distinto da quello pedonale solo da una doppia riga bianca-gialla. Qualche pedalata e, arrivati al Lungomare Monumentale, la pista cambia ancora veste, scendendo dal marciapiede e occupando parte della carreggiata, “protetta” dai parcheggi a raso delle automobili. In prossimità del porto la pista si interrompe e siamo costretti, per non passare sulla strada carrabile, ad entrare all’interno della zona portuale, stando bene attenti a non intralciare le attività dei numerosi pescherecci e natanti da diporto ormeggiati alla banchina. Ci fermiamo ad ammirare barche bellissime, tra cui spicca anche qualche yacht da sogno; poi di nuovo in sella a riprendere, usciti dal porto, la pista ciclabile, realizzata in betonella, che dopo qualche curva (il percorso è realizzato con andamento curvilineo) ci porta ad un rettilineo che ci indirizza verso il fiume Tordino.

Qui, purtroppo, troviamo la pista interrotta a causa dei danni provocati dall’alluvione del 1 marzo 2011. L’ondata di piena portò via argine e parte della pista ciclabile, e siamo costretti ad una deviazione (non segnalata) costeggiando un campeggio e svoltando a sinistra verso l’ex depuratore. Nei pressi troviamo un gazebo di Legambiente che affitta bici nuovissime, con tanto di cestello e seggiolino per bimbi, ad appena 3 euro al giorno. Chiediamo ai volontari dell’associazione se ci sono state richieste di biciclette da parte dei turisti nei mesi precedenti e ci spiegano che il successo è stato tale che continueranno per tutto l’autunno. D’altra parte è comodo lasciare l’auto in zona (c’è un grosso parcheggio gratuito) e spostarsi per la città in bici, anche solo per andare al mare. Una scelta intelligente che potrebbe trovare spazio anche in altre città. Lasciamo il gazebo di Legambiente e arriviamo al bellissimo ponte del Tordino, che, a quanto pare, è il più lungo ponte in legno lamellare d’Europa. La foce del fiume, purtroppo, è stata semidesertificata da lavori di sistemazione idraulica che trovano poche giustificazioni, tenuto conto del fatto che, in altre zone, come il Vibrata, Provincia e Regione spendono soldi per realizzare parchi fluviali, mentre qui la stessa Regione ha speso soldi per eliminare la vegetazione ripariale. Nel tratto di ciclabile interrotto dalla frana c’è un cartello che indica una fantomatica “ciclovia del Tordino”, unico segno della futura pista ciclabile che dovrebbe collegare Giulianova con Teramo. Qualche tempo fa il Comune provò a ripulire un percorso esistente che collegava la foce con la frazione di Colleranesco, verso ovest, ma il tutto è caduto nel dimenticatoio. Speriamo nel promesso, e più volte annunciato, progetto predisposto dalla Provincia di Teramo, che dovrebbe essere stato anche finanziato con fondi FAS… Ma di questi tempi anche sperare costa troppo.

Con la tristezza nel cuore superiamo il ponte ed abbiamo un’altra brutta sorpresa: in territorio di Cologna Spiaggia la pista ciclabile è solo accennata, con qualche decina di metri di segnali sull’asfalto…. ma il resto ve lo racconteremo nella prossima puntata.

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Frana a Pietracamela, scattano le denunce

Ad un anno dal crollo della parete rocciosa, il sindaco Di Giustino va all’attacco della Protezione Civile. E chiede l’intervento dei magistrati

PIETRACAMELA – Una frana, un disastro naturale che nel marzo 2011 ha scosso il piccolo borgo di Pietracamela. Rocce enormi si staccarono dalla parete e per un caso fortuito non travolsero case e persone. I danni, nella zona di Capo le Vene, furono ingenti: danneggiate le condotte per la captazione dell’Enel, la palestra di roccia, il parco giochi dei bambini, il sentiero Italia per i Prati di Tivo (tuttora interrotto) e, soprattutto, perse per sempre le celebri pitture rupestri di Guido Montauti.

A un anno di distanza a Pietracamela nulla è cambiato ed oggi, sul rischio persistente e sul silenzio di enti e istituzioni, il sindaco dice la sua e chiede l’intervento dei magistrati. “Un masso di frana incombe sulle case e dagli enti competenti di Protezione civile non abbiamo avuto alcuna risposta. I cittadini sono esasperati per il rischio a cui sono esposti, potrebbe verificarsi una nuova frana da un momento all’altro”, ha detto il primo cittadino, Antonio Di Giustino, nel corso di una conferenza stampa che si è svolta a Teramo in mattinata, nella sede del Bim.

Omissioni, negligenze e ritardi negli interventi: il sindaco vuol vederci chiaro. Di Giustino ha presentato un esposto contro gli organi della Protezione Civile: “Chiamiamo in causa la Presidenza del Consiglio dei ministri, per il dipartimento di Protezione civile nazionale – ha illustrato il legale del sindaco, l’avvocato Wania Della Vigna – il commissario delegato della Protezione civile, la Protezione civile regionale presso la Regione Abruzzo, fino al commissario delegato alla ricostruzione”. Infatti, la situazione di precarietà del blocco roccioso era emersa già a seguito del terremoto del 2009, quando alcuni massi si staccarono dalla parete. Da una successiva relazione tecnica voluta dalla Protezione civile (alla quale Di Giustino si era prontamente rivolto), emergevano “vistose fratture” e “fenomeni di crolli”, fino a prevedere il “rischio elevato di frana attiva”. Un epilogo che puntualmente si è verificato nel 2011.

Subito il danno, Di Giustino si era attivato immediatamente per trovare i finanziamenti necessari alla messa in sicurezza dell’area di Capo le Vene. La Presidenza del Consiglio dei ministri, con una nota inviata alla Prefettura, aveva stabilito che i fondi da cui attingere erano quelli per la ricostruzione post-sisma, riconoscendo in tal modo il nesso di causalità tra il terremoto e la frana. Lo scenario, però, cambia dopo una conferenza di servizi convocata il 28 giugno 2011, in cui il Comune presenta un preventivo di spesa per la messa in sicurezza (e per poter riaprire la ‘zona rossa’, l’area tuttora interdetta a ridosso della frana) di 500mila euro.

“In quella sede – ha spiegato Di Giustino – la Protezione civile ha tentato di confutare la correlazione con il terremoto, forse per non mettere a disposizione di Pietracamela la parte di fondi per la ricostruzione necessari all’intervento”. Da quel momento (più di un anno fa) solo silenzio da parte degli enti competenti”. Gli abitanti di Pietracamela (per la messa in sicurezza di tutte le zone a rischio del borgo servono 2,5 milioni di euro) sono stanchi di aspettare.

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La Strada Maestra del parco vietata ai ciclisti

Le gallerie di Paladini e Ortolano, lungo la statale 80, non possono essere attraversate in bici: lamentele di sportivi e turisti, l’Anas al lavoro sull’illuminazione

CROGNALETO – La strada maestra del Parco Gran Sasso – Laga, la statale 80 che penetra nel cuore dell’area protetta collegando il versante teramano con quello aquilano, è ancora ‘vietata’ ai ciclisti. O meglio, vietate sono le sue gallerie nel tratto ricadente nel Comune di Crognaleto: quella di Paladini e quella di Ortolano.

All’imbocco dei due tunnel, infatti, sia in direzione L’Aquila che in direzione Teramo, i cartelli tondi con il disegno della bicicletta su fondo bianco e contorno rosso sono bene in vista: qui le bici non possono passare, dicono. Un impedimento non da poco, considerato che la strada maestra è una delle arterie più amate da ciclisti e cicloturisti, per la sua bellezza e perché è l’unica che conduce verso località molto frequentate: basti pensare al lago di Campotosto, o all’affascinante Passo delle Capannelle, un tempo unica via di comunicazione tra Teramo e L’Aquila. Per un territorio che aspira a vivere di turismo, di natura, di bellezze paesaggistiche, è un vulnus inaccettabile.

Più volte le associazioni ciclistiche teramane hanno sollecitato l’Anas (proprietaria della strada), la Provincia, il Parco e il Comune di Crognaleto a porre rimedio al problema. L’ultima risale a un anno fa, quando il Cciclat (Coordinamento Ciclabili Abruzzo Teramano), insieme agli ordini provinciali degli architetti e degli ingegneri, è nuovamente intervenuto. Ma i divieti sono ancora lì, sebbene qualche passo in avanti sia stato fatto.

Va detto, infatti, che l’interdizione alle due ruote nasce dal fatto che le gallerie in questione fossero prive di illuminazione, creando grossi pericoli agli sportivi in sella per il rischio di essere investiti dagli automobilisti di passaggio. Per ovviare a questa problematica, l’Anas ha appaltato i lavori di illuminazione dei tunnel. E, in effetti, la galleria di Paladini presenta oggi un impianto perfettamente funzionante che permetterebbe a qualunque ciclista di transitare in assoluta sicurezza. Ma il cartello di divieto all’imbocco rimane ancora.

In questo caso, tra l’altro, la questione scivola nel grottesco, perché a lato del tratto interdetto c’è una vecchia strada sterrata che permetterebbe di bypassare agevolmente il divieto. Ma, come segnalato alla nostra redazione da alcuni ciclisti, la via risulterebbe praticamente ‘privatizzata’, con numerosi cumuli di legna accatastati ai lati e mezzi da lavoro parcheggiati. Alcuni hanno trovato anche un’estremità sbarrata da una corda di plastica pericolosamente tesa ad altezza d’uomo. Non solo, ma all’imbocco (provenendo da L’Aquila), campeggia un divieto d’accesso: quindi un ciclista rispettoso delle regole, o deve possedere capacità di teletrasporto per materializzarsi dal lato opposto della galleria, oppure deve interrompere la sua marcia. Ecco perché molti, pur consapevoli del pericolo, per anni hanno continuato (e continuano) a transitare nelle gallerie vietate. Nessuna novità, invece, per la lunga galleria di Ortolano (che segna il confine tra le province de L’Aquila e Teramo): era e resta tuttora completamente buia e senza alcun passaggio alternativo per le biciclette.

Ma se nella galleria di Paladini sono state accese le luci, perché permane ancora il divieto di transito alle biciclette? Prova a dare una risposta il sindaco di Crognaleto, Giuseppe D’Alonzo: “L’Anas ha effettuato un grosso investimento sul tunnel di Paladini – dichiara a L’altra Parola – installando un impianto di luci all’avanguardia. Il ritardo nell’eliminazione del divieto è dovuto ad un contenzioso sorto con la ditta esecutrice dei lavori, che non permette ancora la riconsegna definitiva dell’opera (sul tabellone elettronico della galleria si legge, infatti, ‘prove tecniche’, ndr)”. La stessa impresa con cui sono sorti problemi avrebbe dovuto intervenire sulla galleria di Ortolano con la sostituzione delle lampade esistenti (“vetuste e perciò non funzionanti”, spiega D’Alonzo). Secondo il sindaco “il contenzioso pare superato”, e quindi tra non molto dovrebbero iniziare i lavori anche sul secondo tunnel. “Ho preso un impegno con le associazioni dei ciclisti per rendere perfettamente fruibile la strada maestra del parco”, conclude il primo cittadino di Crognaleto. Sportivi e turisti da tutta Europa, attratti nel nostro territorio anche dalla possibilità di poter scoprire le sue meraviglie in sella ad una bici, non aspettano altro.

ciclabile adriatica

Biciclettata adriatica: il turismo su due ruote

Domenica 3 giugno l’evento promosso dalla Fiab: dai trabocchi alla Torre di Cerrano, si pedala sognando un percorso verde

PINETO – Tutti in sella perché il 3 giugno si svolgerà la Biciclettata adriatica. Un evento proposto dalla Fiab (federazione italiana amici della bicicletta) in concomitanza con il BicItalia Day. La partenza è alle 8.30 da San Benedetto del Tronto, per chi viene da nord, e da Francavilla a mare per chi viene da sud.

L’arrivo, intorno alle 13.00, è previsto a Pineto con l’accoglienza dell’amministrazione comunale che per l’occasione ha predisposto diversi punti di ristoro sotto la pineta cittadina. Inoltre, i partecipanti potranno assaggiare le prelibatezze enogastronomiche nel corso della kermesse “Buon gusto made in Italy”. Ancora, nel pomeriggio, sarà possibile visitare la splendida Torre del Cerrano.

Oltre alla ciclostaffetta lungo tutto il Corridoio verde adriatico, è stata organizzata anche una passeggiata a piedi sulla Costa di trabocchi, da Fossacesia (appuntamento alle 10.00) fino a San Vito (arrivo alle ore 12.00). In attesa che venga dismessa la ferrovia e trasformata in pista ciclabile, il suggestivo percorso dei trabocchi potrà essere ammirato solo a piedi.

COSA MANCA – La manifestazione di domenica vuole sensibilizzare cittadini e amministratori circa l’esigenza di dotarsi al più presto di un lungo percorso ciclopedonale che diventi parte integrante della cosiddetta Ciclovia adriatica che da Santa Maria di Leuca arriva fino a Ravenna. L’Abruzzo, in particolare, soffre alcune mancanze come la pista sul sedime dell’ex ferrovia Vasto-Ortona; i collegamenti da Ortona a Francavilla a Mare, da Francavilla a Mare a Pescara e da Pescara a Montesilvano. In provincia di Teramo mancano il percorso che congiunga Silvi Marina a Pineto da Torre del Cerrano e il collegamento tra Roseto degli Abruzzi e Cologna spiaggia, lì dove sorge l’area protetta del Borsacchio. Infine occorre investire sul collegamento Marche-Abruzzo attraverso raccordi ciclopedonali sulle due sponde del Tronto che colleghino le rispettive ciclabili litoranee sfruttando il nuovo ponte Ss16 dotato di corsia ciclabile.

MOBILITÁ CICLISTICA – Altro scopo della biciclettata è promuovere l’approvazione della Legge regionale sulla Mobilità ciclistica. Nei fatti, rappresenterebbe un modello per la pianificazione e la realizzazione dell’itinerario ciclistico evitando interventi episodici e discontinui. Con la ciclovia adriatica, inoltre, si offrirebbe un’alternativa agli spostamenti quotidiani lungo la costa, approfittando della crescita notevole del settore cicloturistico, con tutti i vantaggi economici del caso.

TURISMO – Andando oltre regione, tra il 2008 e il 2009 i cicloturisti che hanno transitato sulla ciclabile dell’Elba sono raddoppiati, mentre in Trentino nel 2009 la ciclabile del Garda ha generato una ricaduta economica sul territorio di 75 milioni di euro, circa il 22% del giro d’affari complessivo generato dal turismo negli ambiti attraversati da questa ciclabile. In Abruzzo, perciò, lo straordinario patrimonio paesaggistico potrebbe davvero rappresentare un valore aggiunto per chi sostiene e pratica le forme del ‘turismo lento’, attirando sia visitatori italiani che stranieri con ricadute positive sugli imprenditori agricoli, commerciali e turistici del luogo.

I punti di arrivo e partenza sono:

Direzione sud

SAN BENEDETTO – ore 8:30, Piazza Giorgini

PORTO D’ASCOLI – 9:00, rotonda Salvo D’Acquisto

MARTINSICURO – ore 9:30, molo foce del Tronto

ALBA ADRIATICA – ore 10:00, nei pressi Bambinopoli – Rotonda Nilo

TORTORETO – ore 10:30, Rotonda Carducci

GIULIANOVA – ore 11:00, Piazza Dalmazia

COLOGNA SPIAGGIA – ore 11:30, a sud del ponte ciclabile

ROSETO DEGLI ABRUZZI – ore 12.00, L.mare Celommi-Lido Celommi

SCERNE DI PINETO – ore 12:30, via Vomano Vecchio/Lungomare Scerne

PINETO – ore 13:00, Villa Filiani

Direzione nord

FRANCAVILLA AL MARE – ore 08:30, inizio di via F. P. Tosti

FRANCAVILLA AL MARE – ore 9:30, Piazza Adriatica

PESCARA – ore 10:00, Piazza Le Laudi

PESCARA – ore 10:30, Nave di Cascella

PESCARA – ore 11:00, Rotonda Paolucci

MONTESILVANO – ore 11:20, incrocio via Arno-Lungomare

MONTESILVANO – ore 11:20, spiazzo di fronte alla Warner Village

SILVI MARINA – ore 12:30, Piazza G. Marconi

PINETO – ore 13:30, Villa Filiani

I tratti su strada carrabile saranno scortati dalla polizia municipale. Il ritorno potrà avvenire o con mezzi propri oppure utilizzando il treno (per orari e carrozze abilitate al trasporto bici informarsi presso stazioni o sul sito web di TrenItalia). I più in forma potranno risalire di nuovo in sella per tornare a casa.

wifi e bici

Turismo, lo sviluppo con wi-fi e piste ciclabili

TERAMO – Wi-fi libero e gratuito e cicloturismo. Questi gli elementi per rilanciare l’immagine dell’Abruzzo contenuti in due progetti che l’assessore regionale al turismo, Mauro Di Dalmazio, ha prsentato oggi ai presidenti delle Province di Teramo, Pescara e Chieti.

WI-FI – Un miglior accesso alla rete internet, fa intendere l’assessore, rappresenta uno dei tanti percorsi che la Regione sta realizzando “per superare il divario digitale nell’ambito dell’accoglienza, della promozione e della web presence”. “Il web non è solo informazione e svago – ha spiegato – ma sempre più elemento strategico e di sviluppo, e lo è maggiormente nell’ambito della promozione e accoglienza turistica. Con Abruzzo Wifi – aggiunge – i turisti che visitano le nostre località, potranno accedere con maggiore immediatezza e facilità alle informazioni di cui hanno bisogno”.

CICLOTURISMO – Con i fondi Par-Fas 2007-2013, sarà possibile realizzare un percorso ciclabile costiero di circa 135 chilometri, collegando le piste già esistenti progettate come la costa dei Trabocchi. Il progetto, sotto il nome di ‘Abruzzo sea cyclin’ s’inserisce nel dibattito sul ‘Corridoio verde adriatico’, ultimamente al centro dell’attenzione grazie, e non solo, a studi che hanno certificato l’economicità del settore cicloturistico, in grande espansione sia in Italia che all’estero. “Non dimentichiamo – ha ribadito – che il prodotto ecoturismo-vacanza attiva, più di tutti, si avvicina al concetto della destinazione Abruzzo. La condivisione e la partecipazione coordinata e sistemica delle tre Province – ha concluso – rappresenta il valore aggiunto e determinante per la realizzazione ed il successo di questi progetti”.

voli militari gran sasso

Voli militari sul Gran Sasso: scatta la protesta

TERAMO – Elicotteri militari che volteggiano sulle nostre montagne, uno “spettacolo” che non piace al Mountain Wilderness, movimento ambientalista, che lancia l’allarme su quelli che sono i rischi ambientali provocati dai voli ed annuncia: “Scriveremo al Ministro”.

“Ancora una volta siamo costretti a registrare come Il Gran Sasso d’Italia sia trasformato in una location per giochi di guerra. Non è la prima volta che le associazioni sono costrette a denunciare il volo di elicotteri da guerra sopra il Corno Grande e Campo Imperatore, voli che coinvolgono anche le vette del Monte Camicia e del Monte Prena”, recita una nota del movimento che spiega come per questi voli spesso l’Esercito non richieda alcuna autorizzazione, accampando la “scusa della segretezza di azioni militari”.

I rischi per il territorio, sia per la flora che per la fauna ma anche relativamente al rischio valanghe, sono numerosi secondo il movimento che vuol mettere fine a queste operazioni. “Non è più tollerabile – spiega Massimo Fraticelli del Direttivo Nazionale di Moutain Wilderness Italia – i danni ambientali  dei voli degli elicotteri dell’esercito sono  molto gravi:  provocano danni  alla fauna selvatica. I camosci, che spesso si trovano su tali versanti, sono costretti a spostarsi in altri luoghi in velocità correndo di roccia in roccia, talvolta dovendo far correre i loro piccoli. I voli di elicotteri, così come l’esercito li attua, in certe condizioni meteorologiche, possono provocare – prsegue Fraticelli – anche il distacco di valanghe, sopratutto in questo periodo, con le brutte conseguenze che scialpinisti potrebbero trovarsi a vivere. Inoltre il rumore rompe il silenzio, disturba chi vive la montagna cercando di apprezzare i suoi necessari silenzi, la quiete che porta l’ascolto dei mille versi di animali, per non considerare i continui disturbi agli alpinisti impegnati in salite e vie di arrampicata anche di notevoli difficoltà”.

L’associazione  Mountain Wilderness Italia intende sollecitare dalle autorità competenti una soluzione definitiva al problema. “Chiederemo al Ministro dell’Ambiente di affrontare il problema delle esercitazioni militari all’interno di aree protette, in Abruzzo come altrove – afferma il Presidente Nazionale Carlo Alberto Pinelli – Invieremo una lettera specifica al Ministro e chiederemo ai parlamentari abruzzesi di sottoscriverla. Contemporaneamente inoltreremo un nota informativa al Commissario Europeo per l’ambiente visto che ci troviamo in Siti di Interessi Comunitari ed è messa in pericolo la popolazione di Camoscio d’Abruzzo,  per la tutela della quale l’Unione Europea spende molti soldi”.

“I montanari del Gran Sasso d’Italia, unitamente agli alpinisti, hanno scritto negli ultimi quaranta anni pagine civili contro l’assalto del cemento alla montagna più grande dell’Appennino scegliendo l’alternativa della conservazione della memoria storica dei luoghi e la tutela delle voci e dei suoni della natura – afferma Mario Viola responsabile Mountain Widerness Abruzzo – Il danno psicologico provocato ai camosci, ai fringuelli alpini e alle aquile reali è molto elevato. Venti anni fa è ritornato il camoscio sul Gran Sasso per vivere i suoi ritmi e le sue avventure. E’ ora che gli elicotteri si ritirino dalle vette e dagli altopiani del Parco prima che la pazienza dei montanari, degli alpinisti e degli escursionisti si trasformi in protesta civile permanente.”

“La nostra associazione – chiosa la nota – ha fatto della battaglia al disturbo da elicotteri in montagna una propria caratteristica; è notizia di questi mesi come MW Italia sia riuscita a frenare il ricorso alla pratica del’Elisky sulle Dolomiti, a maggior ragione dobbiamo fermare i voli dell’Esercito”.

castel cerreto natura e sport

Castel Cerreto, dove la natura abbraccia lo sport

La Riserva regionale di Penna Sant’Andrea diventerà Centro di preparazione di marcia e mezzofondo grazie a un progetto dell’Atletica Vomano

PENNA SANT’ANDREA – I grandi campioni dell’atletica potranno, in un futuro non troppo lontano, allenarsi nello splendido scenario naturale della Riserva regionale di Castel Cerreto. Grazie ad un progetto della Bruni Pubblicità Atletica Vomano, infatti, nell’area protetta istituita nel 1991 sta per sorgere il Centro di preparazione regionale di marcia e mezzofondo.

La collaborazione tra la società di atletica leggera di Morro d’Oro (tra le massime realtà a livello nazionale) e la cooperativa Floema, che gestisce la riserva per conto del Comune di Penna Sant’Andrea, durerà tre anni con possibilità di rinnovo, e nasce con un obiettivo ben preciso: “Far conoscere il territorio attraverso lo sport”. È il direttore tecnico dell’Atletica Vomano, Gabriele Di Giuseppe, vicepresidente regionale della Fidal (la federazione di atletica leggera), a fissare in una frase il progetto che sta nascendo.

“La Riserva di Castel Cerreto è un gioiello naturale ai piedi del Gran Sasso e a due passi dai centri più importanti della provincia – spiega Di Giuseppe – Come spesso accade, sono pochi a conoscere queste splendide realtà che il nostro territorio è in grado di offrire. Quando l’ho visitata, ho capito subito che lì ci sono tutte le condizioni, climatiche e ambientali, per organizzare i piani di allenamento degli atleti”. Percorsi diversificati nel bosco e sull’asfalto, pianura e saliscendi, aria pura, silenzio e tranquillità, ma anche strutture ricettive adatte per il ritiro degli atleti. La riserva, infatti, dispone di una foresteria in grado di ospitare fino a ventidue persone, dotata anche di cucina per poter controllare i regimi alimentari degli sportivi. Lo spazio esterno, inoltre, si presta ad essere attrezzato come palestra all’aperto per gli esercizi di potenziamento muscolare. Nella sede della Riserva, in paese, ci sono anche due aule didattiche multimediali da cinquanta e duecento posti, utili per briefing e lezioni.

Sarà l’Atletica Vomano a gestire il centro di preparazione marcia e mezzofondo, in stretta collaborazione con il Comitato regionale Fidal che ne avrà la disponibilità. “Ospiteremo le società e gli atleti che ne faranno richiesta – prosegue Di Giuseppe – puntando ad un richiamo soprattutto da fuori regione, con l’obiettivo di diventare punto di riferimento nel Centro Italia”. Sono molte, infatti, le società del centrosud della penisola costrette a lunghe trasferte fino ai paesi alpini dotati di strutture ricettive e di allenamento adeguate allo scopo. Per loro sarà una piacevole novità scoprire un centro all’avanguardia in questo angolo della nostra provincia. “Senza dimenticare che siamo a due passi da Teramo e dalla sua pista di atletica della Gammarana– osserva il vicepresidente dell’atletica abruzzese – che metteremo in condizione di raggiungere anche attraverso dei servizi di trasporto con degli autobus”.

L’inaugurazione del centro è imminente. La data scelta è quella del 25 aprile e comunque non si andrà oltre i primi giorni di maggio. I primi atleti ad essere ospitati a Castel Cerreto saranno marchigiani. “L’obiettivo immediato è quello di sviluppare le attività giovanili – afferma Di Giuseppe – ma poi, quando la realtà si sarà consolidata, punteremo a far arrivare da noi anche campioni di livello internazionale”. Il tutto rientra in un’ottica moderna di marketing territoriale e di promozione turistica. “La valorizzazione del territorio è da anni tra le finalità dell’Atletica Vomano. Organizziamo per i nostri ragazzi campi estivi, prima ai Prati di Tivo, poi sul Piano delle Cinquemiglia, proprio per mettere in contatto lo sport con l’ambiente e le bellezze naturali dell’Abruzzo”. La Riserva di Castel Cerreto, tra l’altro, ha sentieri attrezzati anche per i portatori di handicap, caratteristica che apre la collaborazione con la società di atletica di Morro d’Oro anche a risvolti sul sociale. “Stiamo pensando anche a dei progetti per combattere l’obesità nei bambini”, rivela il dirigente.

“In provincia di Teramo abbiamo potenzialità e condizioni ideali che ad oggi non si conoscono – conclude Di Giuseppe – noi vogliamo metterle in risalto e valorizzarle. Per farlo chiediamo attenzione e considerazione anche da parte delle istituzioni”. Che non potranno far finta di niente davanti ad un progetto che punta a trasformare una riserva naturale poco frequentata in un centro d’attrazione per atleti, sportivi e turisti da tutta l’Italia.

turismo e borghi

Turismo ‘slow’ e borghi, la formula del rilancio

TERAMO – L’elogio della lentezza torna di moda in periodi di crisi. Addio alle frenesie dei tempi andati, la congiuntura impone ‘calma nell’azione’, direbbe Nietzsche, e più tempo per se stessi e la propria sfera vitale. Così è nel quotidiano, ma perché no così è anche nel tempo del ‘non lavoro’ e del viaggio.

E’ il turismo ‘slow’, lento appunto, un nuovo stile di chi sceglie una vacanza ‘eticamente responsabile’, più attenta a luoghi, identità e valori del territorio che visita. Da filosofia del neo-viaggiatore contemporaneo a nuova occasione di sviluppo il passo è breve. Così la pensa l’architetto teramano Raffaele Di Marcello, tra i relatori al seminario ‘Il turismo come occasione di rinascita del territorio’ in programma ieri pomeriggio all’Università di Teramo.

‘TURISMO SLOW’, UN MODELLO DI RILANCIO – Destagionalizzazione, fidelizzazione del cliente-turista, ricadute economiche e occupazionali oltre che della domanda turistica: questi i vantaggi per i territori che scelgono di investire nel ‘turismo lento’. “Il viaggiatore slow entra in sintonia con i luoghi che visita – spiega Di Marcello – cerca novità ma soprattutto autenticità. Enfatizza il viaggio più che il soggiorno. Per soddisfarlo c’è bisogno di un’offerta che faccia leva su valori etici e prodotti nuovi: sostenibilità, responsabilità, ma anche enogastronomia ‘slow’ dalla filiera corta, itinerari nella natura e così via”. Occasione di ‘rinascita’ e crescita dicevamo. Specie per l’Abruzzo e per una provincia come quella teramana che fa del patrimonio storico-culturale, della natura e della cucina i suoi punti d’attrazione: “Le potenzialità ci sono – continua l’architetto – non abbiamo nulla da invidiare ad altre regioni come la Toscana per paesaggio, cultura e tradizioni. Che poi sono gli elementi su cui si basa del ‘turismo slow’”.

Basta impegnarsi, a partire dal recupero del patrimonio edilizio, artistico e culturale. Ad esempio dai borghi rurali e di montagna, più di cento in tutta la provincia, spesso abbandonati e vittima dell’isolamento e dello spopolamento che dagli anni ’50 in poi hanno colpito l’entroterra teramano. “Il recupero dei beni deve passare attraverso la loro tutela. Questa è la vera chiave – dice Raffaele Di Marcello – “in troppi casi gli interventi su palazzi e case storiche sono stati fatti senza tener conto dei vincoli architettonici. Esempi ci sono a Rocca Santa Maria, Padula di Cortino, ma anche Pietracamela che pure è segnalato tra i ‘borghi più belli d’Italia’. L’altro segreto è pensare non solo al recupero dei beni edilizi e architettonici, ma anche del tessuto sociale in cui sono inseriti. In fondo conoscere la storia e la vita di una comunità è sempre necessario per costruire il suo presente e ancor più il suo futuro”.

L’ALBERGO DIFFUSO, “COME UN QUADRO DI DE CHIRICO” – Esempio per antonomasia di modello di rilancio turistico attento a luoghi e storia è l’albergo diffuso. “La sua filosofia – dice Anna Piersanti, dottoranda in Politiche sociali e Sviluppo locale all’ateneo teramano e anche lei tra le relatrici del seminario – è quella di recuperare a fini turistici gli abitati non utilizzati. Ciò che la caratterizza e distingue è la sua appartenenza ad una ‘comunità viva’. E’ un po’ come un quadro di De Chirico in cui ci sono elementi fissi – la casa-albergo, la sua architettura – ed elementi mobili offerti dal territorio in cui è inserito come sua parte integrante”.

Nato in Portogallo, in Italia una prima esperienza pioneristica di albergo diffuso c’è stato in Friuli nella fase della ricostruzione dopo il terremoto del 1976. Il primo vero esempio nasce però nel 1989, a San Leo nel Montefeltro, su ispirazione del sociologo ed esperto di marketing turistico Giancarlo Dall’Ara. Si arriva così a Santo Stefano di Sessanio, nell’aquilano, diventato famoso in tutto il mondo dopo il recupero della società Sextantio che l’ha trasformato in un vero e proprio “modello di sviluppo integrato in cui il recupero architettonico e delle tracce ‘del vissuto’ si è unito alla valorizzazione del patrimonio ‘minore’ di tradizioni e cultura, alla proposta enogastronomica e al recupero del tessuto sociale autoctono”. “Ad oggi – prosegue Anna Piersanti – in Italia ci sono 56 esempi di alberghi diffusi, nel 2011 erano 52. E’ un fenomeno in crescita ormai dal finire degli anni ’80 grazie anche alleggi regionali che l’hanno inquadrato a livello normativo (ad eccezione di Abruzzo, Campania, Piemonte e Sicilia) e grazie alla proposta di sviluppo che mette in campo, meno omologata e più sostenibile rispetto ad altre offerte massificanti e standardizzate”.

Recupero e valorizzazione dei borghi teramani al centro anche dell’intervento di Giuliano Di Flavio del Settore Urbanistica della Provincia di Teramo che ha presentato il ‘Progetto Borghi’ dell’Ente di Via Milli. Uno ‘studio vasto’ pensato ormai più di dieci anni fa che punta sul rilancio economico – e non solo turistico – di 15 borghi delle aree montane della Laga e del Gran Sasso teramano, da Valle Castellana fino a Crognaleto, passando da Rocca Santa Maria e Cortino. Il progetto, che interessa una popolazione di oltre 39mila abitanti, è in una seconda fase di approfondimento dello ‘stato di salute’ e della vitalità dei luoghi scelti per il recupero.

Il seminario di studio “Il turismo come occasione di rinascita del territorio. Il recupero del patrimonio edilizio per lo sviluppo turistico e sociale” è stato organizzato dal dottorato di ricerca in Politiche sociali e Sviluppo locale dell’Università di Teramo in collaborazione con l’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Teramo, la Provincia di Teramo e l’associazione per lo sviluppo locale Itaca. Moderatore il coordinatore del dottorato di ricerca, Everardo Di Minardi. Tra i presenti, fra gli altri, il preside della facoltà di Scienze della Comunicazione Enrico Del Colle, il presidente dell’Ordine degli Architetti di Teramo, Giustino Vallese, l’assessore provinciale all’Urbanistica, Vincenzo Falasca, e il presidente dell’associazione Itaca, Mauro Vanni.

poggio umbrecchio

Poggio Umbricchio, il paese che aspetta

POGGIO UMBRICCHIO (CROGNALETO) – C’era una volta, non lontano da Teramo, un antico paese fortificato che spartiva con la roccia sulla quale era stato erto un sincero rapporto di amicizia e abbandono. I paesani, devoti al credo agropastorale, vivevano sereni le giornate, sì faticose, ma a sera, nel riavvolgere il cammino dai campi verso casa, intonavano canti di incontrovertibile gioia, e ottimismo.

Si tirava avanti a stento e con il frutto degli orti, sincero omaggio di una terra coltivata, curata e protetta dalle avversità. Ma venne la guerra, il mondo cambiò faccia, e gli uomini lasciarono le montagne confluendo nell’esacerbata solitudine delle città. Via via che il progresso avanzava, che i palazzi raggiungevano vertiginose altezze e le strade si scuotevano di nuovi prodigi elettronici, la vecchia falce arrugginita e macchiata d’erba veniva messa da parte. Così iniziò a spegnersi il paese, tradito da un lavoro che non conosceva più pazienza, e grano.

Non esistono luoghi idilliaci. Nemmeno le favole. Ma se volete fare un tuffo nel passato, saggiare la fermentazione del mosto, scrutare da vicino le montagne, bagnarsi nelle fredde acque del Vomano e gustare quel che di buono la terra ci offre, non dovete far altro che inforcare la Strada Statale n. 80 del Gran Sasso d’Italia in direzione Montorio al Vomano e proseguire, curva dopo curva, verso L’Aquila, fino ad incontrare il bivio per la Strada Provinciale 42C che s’inerpica indomita tagliando i pendii che cullano l’abitato di Poggio Umbricchio.

Arroccato nell’alta valle del Vomano, tra il Gran Sasso e la Laga, a ridosso di quella che è stata per duemila anni una delle principali vie di comunicazione tra l’Abruzzo e Roma, il toponimo di Poggio Umbricchio compare per la prima volta nel 1239 in un documento dell’imperatore Federico II di Hohenstaufen che affidò ai signori de Podio Ymbreccle la custodia del prigioniero milanese Enrico de Cruce. Tuttavia, reperti ceramici e altri rinvenimenti archeologici dimostrano che il suo territorio è stato abitato, senza soluzione di continuità, sin dall’età romana. Un territorio che oggi, accecato dalle rotte di speranza economica, verte in uno stato di semiabbandono.

Dal dopoguerra in poi, infatti, Poggio Umbricchio ha vissuto, alla stregua dei numerosi borghi limitrofi, uno spopolamento fulminante. Il piccolo centro rurale, nel pieno della stagione fredda, ospita un esiguo numero di abitanti, tanto modesto da contarsi sulla punta delle dita. I servizi sono praticamente inesistenti. Eppure, nonostante il letargo invernale, il paese è ancora aggrappato alla realtà, grazie anche alla determinazione della Pro Loco, guidata dall’energico presidente Secondo Di Pietro, e all’impegno dell’eclettico sacerdote Don Filippo Lanci. Così durante l’anno, anche se in maggior misura nel periodo estivo, Poggio Umbricchio è un crogiolo di attività, eventi e manifestazioni che spaziano dal sacro al profano, dall’enogastronomia all’arte, dalla cultura al divertimento. Senza dimenticare lo sport e la squadra di calcio amatoriale che riscuote un grande successo di partecipanti e sostenitori.

Tra gli appuntamenti più importanti che animano il piccolo centro rurale segnaliamo le rievocazioni storiche di San Antonio Abate, il venerdì Santo con la solenne processione notturna, la Via Crucis con attori e figuranti in costume, il lunedì dell’Angelo, i festeggiamenti in onore della Santa Patrona, Santa Maria Lauretana (8 settembre), e la manifestazione di fine luglio “Vivere in un mulino ad acqua”organizzata nei pressi del vecchio mulino De Giorgis, recentemente ristrutturato dall’Ente Parco Gran Sasso e Monti della Laga. E sarebbe peccato, una volta in paese, non visitare la chiesa parrocchiale di Santa Maria Lauretana (secolo XVI) e, al suo interno, i magnifici altari lignei barocchi, gli affreschi cinquecenteschi, le tele dei secoli XVII-XVIII, il sorprendente soffitto ligneo a cassettoni del Seicento e il cippo miliario romano (IV secolo d.C.).

Scriveva Cesare Pavese: “Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”. Un inciso che vale e include Poggio Umbricchio, borgo dall’esistenza transumante che gode a pieno dell’estate e si cheta con la luna di settembre, quando la natura inarca la schiena sotto il peso delle piogge. Forse un giorno non ci sarà più tempo per una partita a tressette o per una lenta camminata tra le anguste vie pietrose del villaggio. Forse non ci sarà più tempo per un’escursione nei boschi o per un pic-nic lungo le sponde del fiume. Forse non ci sarà più tempo per l’organetto e per una forsennata quadriglia. Forse non ci sarà più tempo per Poggio Umbricchio, ma, per adesso, e fino a quando qualcuno serberà la speranza, la torre della chiesa rintoccherà le ore della vita, respingendo con malcelata ostilità il siderale distacco di una montagna incantata.