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Pallanuoto ripescata in C, ma la società non c'è più

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L'Olimpia Teramo ammessa al campionato dopo la decisione di interrompere le attività: la squadra spera in un aiuto per poter giocare

La festa dell'Olimpia Nuoto Teramo per la promozione in Serie CTERAMO – Si potrebbe parlare di paradosso, o forse di beffa; di scherzo del destino (cinico e baro, aggiungerei) o di pugno nello stomaco. Fatto sta che un'avventura sportiva degna di rispetto e attenzione da parte dei teramani, anche se protagonista è uno dei cosiddetti “sport minori”, si vede costretta a rinunciare ad un palcoscenico importante. La notizia è di ieri: l'Olimpia Teramo è stata ripescata nel campionato di Serie C di pallanuoto.

Tutti contenti allora, o no? No, perché l'Olimpia Teramo, di fatto, non esiste più. La società all'inizio della stagione ha deciso di interrompere tutte le attività (compresi corsi di nuoto e campionati giovanili) per via di difficoltà organizzative e gestionali che hanno impedito alla vecchia dirigenza di continuare nel suo operato. Ne hanno già fatto le spese molti giovani ragazzi che hanno dovuto cercare in fretta e furia soluzioni alternative per continuare il percorso sportivo intrapreso, per alcuni, già da molti anni. Ora, però, si aggiunge l'amarezza per non poter vedere la prima squadra continuare a competere in un torneo di livello, nel quale aveva militato nella scorsa stagione per la prima volta nella storia, terminando con una retrocessione amara arrivata all'ultima giornata al termine di una partita contestata contro Osimo. Da lì, prima che gli sviluppi societari prendessero una brutta piega, era partito l'inevitabile ricorso con la richiesta di ripescaggio. Istanza che il Comitato Fin delle Marche (che organizza il campionato interregionale Marche-Abruzzo) ha accolto positivamente, riammettendo l'Olimpia Nuoto in Serie C anche per la stagione alle porte.

Purtroppo, però, nel frattempo l'esperienza societaria si era già interrotta, privando sul nascere la città di Teramo (che non è certo Pescara in quanto a tradizione e considerazione verso la pallanuoto) della possibilità di vantare una propria squadra nelle più alte categorie. L'Olimpia Teramo ha deciso di fermarsi per la mancanza di sostegno da parte di privati e istituzioni (sono molte le spese per affrontare un campionato di Serie C, senza contare le attività collaterali), ma anche per una situazione imprevista che si è verificata nell'utilizzo della piscina comunale dell'Acquaviva. Come noto, per la gestione dell'impianto (già di per sé inadeguato ad ospitare gare di pallanuoto e penalizzante per gli allenamenti, ma alternative in città non ne esistono) il Comune ha emanato un bando lo scorso mese di settembre. La società risultata aggiudicataria della gestione della piscina non ha concesso la possibilità di una proroga all'Olimpia che, in questo modo, si è ritrovata “sfrattata” dall'Acquaviva. Un colpo durissimo che ha accelerato la decisione di fermarsi.

Nessuna possibilità, quindi, che la pallanuoto teramana possa giocare in Serie C? Al momento è questo l'unico scenario. Ma riflettete un attimo: pur se la società non esiste più, la squadra, gli atleti, i ragazzi sono ancora disponibili. Il gruppo non si è mai “sfasciato” e, se qualcuno desse loro la possibilità di ripartire, sarebbero prontissimi a dare ancora battaglia. Una mano, un aiuto economico e organizzativo: questo è quello di cui hanno bisogno. Le istituzioni? I privati? Tutti e due insieme? La forma non conta, quello che serve loro è un nome che li possa rappresentare, per poter ancora portare in alto quello della città che li ha troppo presto dimenticati.

Alessandro Di Emidio
(10/12/2011)





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