TERAMO – La faccenda è complicata ma, per certi versi, terribilmente semplice. Complicata perchè in gioco ci sono interessi (legittimi) di privati, posti di lavoro e soldi. Semplice perchè la sostanza è che in 800 (bambini ed adulti, disabili e non, appassionati e piccoli campioni) restano a bocca asciutta, senza un servizio, senza una piccola grande famiglia, senza sport, senza spazi. A questi 800 si aggiungono 13 insegnanti che restano, da settembre, senza lavoro.
Parliamo della piscina del Michelangelo, quella di Coste Sant'Agostino, a Teramo, gestita da cinque anni dall'associazione Delfino Club. Cinque anni di passione e sport, di contatti umani e professionali, di crescita costante e sacrifici, di gare domenicali e feste. Oggi la Delfino Club, che vede nella giovane Deborah Salvatore la presidente, conta ben 800 iscritti: bimbi e adulti, di età, sesso, ceto sociale diverso. Una grande famiglia “guidata” da Deborah e dal suo ragazzo, Guido, coadiuvati da 13 istruttori. Si nuota, si fa attività fisica, si socializza, si cresce. Insomma, si fanno tutte quelle cose che lo sport, puramente inteso, permette.
Da settembre, però, la piscina si svuota di tutto questo, la Delfino Club va a casa, i 13 istruttori vanno a casa e gli iscritti anche. Dicevamo che la faccenda è complicata perchè qui non ci se la può prendere con nessun ente, con nessun politico, con nessun assessore, con nessuna delibera giusta o sbagliata. E diciamo subito perchè. L'associazione ha la piscina di Coste Sant'Agostino in affitto, anzi, in subaffitto. Il proprietario della struttura ha affittato ad un terzo l'impianto, questo, a sua volta, l'ha affidato (riscuotendo un affitto) alla Delfino Club. Per cinque anni di fila ogni mese l'associazione ha pagato il dovuto: duemila euro al mese. Non poco, ma dopo i primi sacrifici, i risultati per Deborah e i suoi sono arrivati. L'attività ha riscosso consensi e il numero di nuotatori e aspiranti tali è lievitato fino a raggiungere la suddetta cifra, facendo della società la più numerosa tra le teramane. Una bella soddisfazione: il tanto impegno ripagato dai numeri, ma anche dall'affetto dei tanti associati.
A giugno scorso però il contratto di subaffitto scade, si potrebbe rinnovare, ma la cifra richiesta alla Delfino appare insostenibile. Quasi tremila euro al mese: “Una somma impossibile per noi: siamo una associazione giovane, che ha ottimi numeri, ma che non può far gravare sugli iscritti un aumento di affitto così consistente – mi spiega Deborah -. Non sappiamo che fare, abbiamo tentato la via del dialogo con il nostro locatore, ma alle sue parole di disponibilità ad un confronto, non sono seguiti i fatti. La chiusura mi appare evidente e da parte nostra c'è ben poco da fare, se non chiudere i battenti e mandare tutti a casa, dagli istruttori ai nostri 800 associati. Un dolore davvero, tenuto conto che in questi anni abbiamo rispettato le scadenze, pagato di tasca nostra le tante spese di manutenzione ordinaria e straordinaria che si sono presentate”.
E' chiaro che il privato esercita, nel chiedere un aumento di affitto, un proprio interesse legittimo, ma... Resta un “ma”, resta l'amaro in bocca, restano le parole di una mamma, di una delle tante mamme, che in quella piscina, con Deborah e la sua squadra, hanno trovato un porto sicuro, un luogo dove far crescere in modo sano i propri figli. Lei è Franca, ha tre figli: uno di otto anni e due gemelli piccoli, di 15 mesi. Tutti in piscina, per divertimento e voglia di sport (nel caso del figlio più grande), ma anche per “bisogno”. I gemelli hanno problemi di salute, hanno bisogno di cure e terapie, tra queste, la piscina. “Io sono indignata, sono arrabbiata, sono addolorata – mi dice Franca -. Quella piscina, con questi ragazzi che seguono i nostri figli, è un valore enorme per Teramo, un gioiello che non può morire così, solo per soldi. Perchè, in fondo, è di soldi che si tratta. Ma a che punto è arrivata la nostra società? I miei bimbi hanno trovato una famiglia, sono stati accolti, sostenuti e seguiti con amore. Nessuno ha avuto paura dei loro problemi, nessuno si è tirato indietro. Gli istruttori prendono i miei piccoli per mano ed entrano in acqua con loro. Mi stanno aiutando a crescere i miei figli, e stanno facendo lo stesso con tantissimi bambini”.
La piscina accoglie e segue diversi bimbi, ma anche adulti, disabili e con difficoltà, ragazzi down e non vedenti: insomma, è un micromondo dove le diversità si incontrano e si confrontano, si sfidano agonisticamente e maturano nel rispetto del prossimo. Comprensibile il senso di smarrimento delle famiglie che si sono strette attorno a Deborah e alla sua squadra di istruttori per fare in modo che questo piccolo gioiello non muoia nel silenzio generale. Di vie d'uscita non ce ne sono molte: la prossima settimana la Delfino Club incontrerà il sindaco Brucchi e l'assessore Campana. La speranza è che possano mediare col privato al fine di trovare un accordo. Altra soluzione, potrebbe essere la richiesta di avere in uso, per un paio di giorni a settimana, delle corsie della piscina comunale dell'Acquaviva. Lì la gestione è affidata ad altre società che si sono aggiudicate il bando: “Bando al quale abbiamo partecipato senza successo”, aggiunge Deborah.
Quest'ultima eventualità piace poco alla signora Franca: “A molti quella piscina non piace, per via dei problemi strutturali. Tanti non iscriveranno i propri figli lì, tenuto conto che 800 persone sono tante, difficile immaginare che l'attenzione con la quale possano essere seguite sia la stessa avuta fino ad oggi - spiega Franca -. Noi vogliamo combattere per lasciare le cose così come sono, ma sappiamo bene che è impresa ardua”. Ma le mamme, si sa, sono capaci di imprese impossibili.
Noi, con questo articolo, abbiamo voluto dar voce ad una realtà che, forse, sta morendo, pur godendo di ottima salute. Restiamo a disposizione di chiunque voglia dir la sua sulla vicenda ed intanto vi proponiamo un piccolo “spot” realizzato da quanti in quella piscina, col cuore, ci nuotano, ci lavorano, ci crescono. Guardatelo, dice molto di più di quanto scritto qui.
"Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce". Figuriamoci un nuovo albero che spunta in una foresta già folta.
L'altra Parola è il nuovo albero che nasce nella foresta dell'informazione della provincia di Teramo. Lo fa come indica l'antico proverbio: in silenzio. Ma, silenziosamente, L'altra Parola è decisa a conquistarsi il suo spazio e la sua porzione di terreno vitale.
Per farlo, si affiderà agli organi che ogni albero ha a disposizione: le sue radici. Da queste, l'intero organismo trae il nutrimento necessario per crescere, diventare forte, solido, alto fino a superare gli altri alberi che lo circondano per poter godere dei raggi del sole.
L'altra Parola ha radici profonde che traggono linfa dal territorio teramano: sono le persone, i luoghi, le attività che caratterizzano la nostra provincia. Questa terra ci darà le sostanze utili per diventare grandi, per mettere fiori e frutti da offrire ai lettori.
I frutti de L'altra Parola saranno le notizie: ogni giorno racconteremo il nostro territorio, nella bella e nella cattiva stagione. Proprio come un albero che attraversa la primavera, l'estate, l'autunno e l'inverno cambiando forma e aspetto, senza mai tradire la sua natura.
L'altra Parola è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Teramo (n. 653 del 20/10/2011).
Tutti i contenuti de L'altra Parola possono essere utilizzati da altre testate o siti internet, giornali o televisioni a patto di citare sempre L'altra Parola come fonte ed inserire un link o collegamento visibile a www.altraparola.it oppure alla pagina dell'articolo. In ogni caso, tutti i permessi relativi all'utilizzo dei contenuti pubblicati possono essere richiesti a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
L'altra Parola non è responsabile dei contenuti dei siti in collegamento, della qualità o correttezza dei dati forniti da terzi. Si riserva pertanto la facoltà di rimuovere informazioni ritenute offensive o contrarie al buon costume. Eccetto dove diversamente indicato, tutti i contenuti di L'altra Parola di http://www.altraparola.it sono rilasciati sotto Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia License. Ulteriori permessi possono essere richiesti contattando Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. .