TERAMO – Teramo cancellata insieme a Pescara, sopravvivono L’Aquila e Chieti. In base ai due criteri della circolare approvata oggi dal Governo Monti, le nuove province dovranno avere almeno 350mila abitanti (salva dunque la provincia di Chieti) ed estendersi su una superficie territoriale non inferiore ai 2mila e 500 chilometri quadrati.
Parametri che Teramo non ha (meno di 2mila chilometri quadrati d'estensione e poco più di 312mila abitanti) e che la condannano insieme ad un’altra sessantina di amministrazioni finite sotto la scure della spending review.
"ITER CONCLUSO ENTRO L'ANNO" - Una quarantina le province che dovrebbero salvarsi, 43 su 107 secondo i primi calcoli (le 10 città metropolitane mentre scompariranno le relative province, 26 nelle Regioni a statuto ordinario e 7 in quelle a statuto speciale). Le nuove province eserciteranno competenze in materia ambientale, di trasporto e viabilità (le altre funzioni saranno invece devolute ai Comuni come stabilito dal decreto ‘Salva Italia’).
Nei prossimi giorni il Governo trasmetterà la delibera al Consiglio delle autonomie locali (Cal), istituito in ogni Regione e composto dai rappresentanti degli enti territoriali. Questo dovrà formulare una proposta finale al Governo, che provvederà all'effettiva riduzione delle amministrazioni provinciali con un nuovo atto legislativo che completerà la procedura. Il processo normativo, ha ricordato in conferenza stampa il ministro della Pubblica Amministrazione Filippo Patroni Griffi, potrebbe concludersi anche prima della fine dell’anno.
SU FACEBOOK I TERAMANI VOGLIONO L'UNIONE CON PESCARA - Addio dunque all’Ente di via Milli oggi guidato dal presidente di centrodestra Vater Catarra. Cosa ne sarà della provincia aprutina, difficile dirlo. Il ‘toto-accorpamento’ impazza e le ipotesi si moltiplicano: insieme ai pescaresi o uniti al Capoluogo? Barricate contro la cancellazione (è la battaglia lanciata solo qualche giorno fa da Teramo Nostra), o tutti insieme, teramani, pescaresi e chietini in un’unica grande provincia ‘Appennino-Adriatica’ secondo la proposta Pdl del senatore Pastore. Difficile dirlo appunto, fatto sta che alla spending review montiana non si scappa e quel che è certo è che la provincia teramana così com’è non esisterà più. Salvo colpi di scena.
Cosa ne pensano i cittadini? Campanilismi e rabbia a parte, il rinnovato interesse dei teramani per la sorte della loro provincia – mai tanto amata come oggi a dire il vero – trova sfogo ovviamente su internet. Ad iniziare dai social network. Diversi i gruppi nati su Facebook sull’onda dell’imminente scomparsa, mentre non più di una settimana fa lo stesso Catarra ha deciso di lanciare un vero e proprio sondaggio sulla pagina fb della provincia per chiedere il parere dei teramani su cancellazione ed eventuali accorpamenti. In sette giorni le risposte sono state più di 370. On line, ma sul sito istituzionale dell'Ente, un altro sondaggio sullo stessa tema (anche qui le preferenze sono state più di 320)
Tra le ipotesi più ‘cliccate’ su facebook, 123 voti, l’unione con Pescara (64 le preferenze sul sito), seguita a ruota con 79 voti dall’accorpamento ‘transregionale’ piceno-aprutino con Ascoli-Piceno (70 sul portale internet). Settantasette i ‘brunettiani’ – chiamiamoli così – che chiedono invece la cancellazione di tutte le province italiane (ma il numero sale a 91 sul sito), mentre 46 sono per un autarchico e davvero poco probabile ‘restiamo da soli’ (74 sul portale della Provincia).
Probabilmente per una lontananza storica e sociale, in pochi vorrebbero l’Aq-Te, provincia L’Aquila –Teramo (26 su facebook e 20 sul portale), ancor meno quelli che lanciano la chiusura delle province ma con la creazione di mega Comuni da 10mila abitanti. Insomma, il dibattito è aperto, le possibilità son poche. Non resta che aspettare e prepararsi all’ultimo saluto alla Provincia di Teramo.
"Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce". Figuriamoci un nuovo albero che spunta in una foresta già folta.
L'altra Parola è il nuovo albero che nasce nella foresta dell'informazione della provincia di Teramo. Lo fa come indica l'antico proverbio: in silenzio. Ma, silenziosamente, L'altra Parola è decisa a conquistarsi il suo spazio e la sua porzione di terreno vitale.
Per farlo, si affiderà agli organi che ogni albero ha a disposizione: le sue radici. Da queste, l'intero organismo trae il nutrimento necessario per crescere, diventare forte, solido, alto fino a superare gli altri alberi che lo circondano per poter godere dei raggi del sole.
L'altra Parola ha radici profonde che traggono linfa dal territorio teramano: sono le persone, i luoghi, le attività che caratterizzano la nostra provincia. Questa terra ci darà le sostanze utili per diventare grandi, per mettere fiori e frutti da offrire ai lettori.
I frutti de L'altra Parola saranno le notizie: ogni giorno racconteremo il nostro territorio, nella bella e nella cattiva stagione. Proprio come un albero che attraversa la primavera, l'estate, l'autunno e l'inverno cambiando forma e aspetto, senza mai tradire la sua natura.
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